Detrarre le medicine: chiarimenti sulla documentazione

di Giuseppe Aymerich Commenta

Un commercialista ha presentato una richiesta di consulenza giuridica all’Agenzia delle Entrate, la quale, ritenendo la questione molto rilevante, ha risposto pubblicando la risoluzione 10/2010..

Un commercialista ha presentato una richiesta di consulenza giuridica all’Agenzia delle Entrate, la quale, ritenendo la questione molto rilevante, ha risposto pubblicando la risoluzione 10/2010.
Il tema riguardava la possibilità di detrarre dall’IRPEF le spese medicinali: il professionista aveva posto molte domande di carattere strettamente operativo. In altre parole, il problema non riguardava questioni di principio ma dubbi legati alla pratica di tutti i giorni; e i chiarimenti arrivati dall’Agenzia sono molto utili per tutti i contribuenti.


L’acquisto di medicine deve essere documentato da uno “scontrino parlante”, ossia tale da riportare in automatico il codice fiscale del richiedente; in alternativa, com’è ovvio, anche una fattura va benissimo.
La natura del prodotto acquistato deve essere documentata dalle dizioni “medicinale” oppure “farmaco”; nulla osta, tuttavia, alla presenza delle sigle “med.”, “f.co” o altre abbreviazioni comunque non equivocabili.
Analogamente, la presenza delle comuni sigle “OTC” (“over the counter”, ossia “medicinale da banco”) e “SOP” (“senza obbligo di prescrizione”) va ugualmente bene, così come la dicitura “ticket”. Bandiera verde anche per la dizione “omeopatico”, mentre “preparazione galenica” richiede comunque la precisazione che si tratta di un farmaco.

È da ricordare come, per motivi di privacy, sia stato recentemente stabilito che non deve essere riportato sullo scontrino il nome del farmaco bensì il suo codice di autorizzazione all’immissione in commercio, indubbiamente più inaccessibile ai profani più curiosi.


La novità più interessante, comunque, è un’altra: non è più necessario allegare allo scontrino la copia della prescrizione medica, in quanto la sua funzione era quella di distinguere gli acquisti di medicinali da altre possibili spese eseguibili in farmacia. Le citate diciture, tuttavia, ormai escludono ogni possibile abuso e dunque la fotocopia della ricetta è oggi superflua.

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