Viaggi intracomunitari: alcolici e tabacco

di Giuseppe Aymerich Commenta

Ormai da molti anni non esistono più barriere doganali fra i Paesi comunitari..

Ormai da molti anni non esistono più barriere doganali fra i Paesi comunitari, e questo comporta molte semplificazioni per i viaggiatori, che in linea di massima non sono tenuti a dichiarare i beni che portano all’interno o all’esterno dei confini nazionali per destinarli al proprio consumo personale o familiare (un discorso molto diverso, naturalmente, è previsto per chi fa import-export per mestiere).


Sussistono però alcune eccezioni: per animali, prodotti alimentari e non alimentari di origine animale, piante, armi e altre categorie particolari si applicano le stesse norme descritte a proposito dei viaggi extracomunitari negli articoli precedenti; ai beni culturali abbiamo dedicato un articolo apposito.

Vediamo dunque le norme restanti. Abbiamo già segnalato che i beni destinati al consumo personale importati da nazioni extra-UE non devono essere dichiarate, fermo restando che la legge fissa delle soglie piuttosto rigide per distinguere l’uso personale dalle importazioni commerciali.


Regole analoghe ma meno severe si applicano anche per l’introduzione dei vari prodotti da un Paese comunitario. Per la generalità dei beni non esistono limiti particolari; per alcune tipologie, invece, sono in vigore delle soglie predeterminate, molto più elevate rispetto a quelle valevoli per le importazioni extra-UE.

In particolare, per sigarette, cigarillos e sigari la soglia di consumo personale è fissata rispettivamente a ottocento, quattrocento e duecento pezzi; per il tabacco da fumo il tetto è un chilogrammo; per il vino la soglia è di novanta litri, di cui massimo sessanta per gli spumanti, mentre per la birra si arriva a centodieci; per quanto, infine, riguarda gli altri alcolici, quelli con gradazione inferiore a 22° possono arrivare fino a venti litri, mentre se la gradazione è superiore si scende a dieci.

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