Lavori in corso su ordinazione – aspetti contabili e fiscali (II)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Se si ritiene più congruo ripartire il profitto nel corso degli anni, occorre agire sulle rimanenze di materie e semilavorati disponibili al 31 dicembre di ogni anno..

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Se si ritiene più congruo ripartire il profitto nel corso degli anni, occorre agire sulle rimanenze di materie e semilavorati disponibili al 31 dicembre di ogni anno. La tecnica contabile più diffusa è quella del “cost-to-cost”: in pratica s’ipotizza che alle rimanenze si possa attribuire un valore pari alla percentuale di ricavi complessivi uguale alla percentuale dei costi sostenuti.

Ritornando all’esempio già descritto: immaginiamo che al termine del primo anno siano stati sostenuti per la commessa costi totali pari a trecentomila euro.


Prevedendo di sostenere in tutto costi per un milione, possiamo dire che l’opera è stata compiuta per il 30%, e dunque attribuire all’esercizio in chiusura il 30% di ricavi totali: € 450.000 su un milione e mezzo. Dunque attribuiremo alle rimanenze finali il valore di € 450.000, pari alla quota di corrispettivi che, come richiede la legge, si possono ritenere “ragionevolmente maturati”.


Se però alla fine dell’anno sussistono delle materie prime ancora non incorporate nell’opera in costruzione (i cosiddetti “materiali a piè d’opera”), dovremo considerarle a parte e valutarle al costo, sottraendole dalle altre rimanenze.

Un altro metodo contabile è quello del “parametro fisico”: si chiede ad un perito di eseguire una valutazione e di dichiarare qual è, secondo lui, la percentuale dell’opera che al 31 dicembre appare compiuta; e in conformità a tale valutazione si ripartirà il profitto attraverso gli anni valorizzando di conseguenza le rimanenze.

Una scelta del genere, tuttavia, ha un suo senso solo per una commessa fortemente omogenea: la costruzione di una strada, ad esempio; se l’opera completa fosse di cinque chilometri e se ne fossero costruiti due, si può attribuire alle rimanenze un valore pari al 40% dei ricavi totali. Se l’opera fosse una nave, invece, tali misurazioni sarebbero molto più arbitrarie.

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