Crescenti incertezze sull’inflazione

di Giuseppe Commenta

Che questa divergenza dipenda dalla suggestione dei cittadini o da un’errata composizione dei panieri elaborati dagli esperti..

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È almeno da quasi sette anni, da quando cioè l’euro ha terminato la sua esistenza virtuale e ha cominciato a girare concretamente nelle nostre tasche che l’ISTAT è subissato di critiche sulle modalità di rilevamento del tasso di inflazione, che all’Istituto Nazionale di Statistica appare sistematicamente molto più ridotto di quello che invece viene percepito dai consumatori.

Che questa divergenza dipenda dalla suggestione dei cittadini o da un’errata composizione dei panieri elaborati dagli esperti dell’Istituto, o magari da entrambi i fattori congiuntamente, al momento non è ancora dato sapere. Certo è che anche in questo autunno 2008 la bagarre sui prezzi sembra non accennare ad estinguersi.


La nuova fiammata delle polemiche deriva dalle rilevazioni che l’ISTAT ha effettuato sull’andamento dei prezzi al consumo nel mese di settembre: si registra un calo dell’inflazione dal 4,1% al 3,8%, livelli sicuramente piuttosto elevati rispetto a solo un anno fa ma comunque ben più contenuti da quanto percepito dalle associazioni dei consumatori, Adusbef e Codacons in testa: secondo queste rappresentanze dei cittadini, l’inflazione effettiva è pari almeno al doppio di quella dichiarata (7,6%), e rispetto all’anno scorso ogni famiglia spenderebbe in media oltre tremila euro in più nei propri consumi.


Al di là della discussione, si registra nel complesso un aumento modesto dei prezzi di pane e pasta, protagonisti di una ben più roboante galoppata nei mesi precedenti, mentre aumenti più consistenti si sono avuti nei settori “casa” (elettricità, gas, acqua…), “istruzione” e “abbigliamento”.

Ma il fenomeno più importante è stato certo la discesa progressiva del prezzo del petrolio, e dunque, di riflesso, dei carburanti: sono queste componenti, infatti, che nel complesso hanno spinto al ribasso il tasso generale di inflazione.

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