Ripresa delle fiere dopo la crisi

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il 2009 è stato un anno molto duro per il comparto fieristico italiano, in analogia con la più generale crisi dell’industria e del commercio..

Il 2009 è stato un anno molto duro per il comparto fieristico italiano, in analogia con la più generale crisi dell’industria e del commercio; per questo motivo, tutti guardano al 2010 appena cominciato come all’anno dell’auspicata, indifferibile ripresa.


Secondo i dati oggi disponibili, nel corso dell’anno le fiere che assumeranno caratura internazionale saranno ben 204, dieci in più rispetto al 2009, con un incremento di oltre ottantamila espositori e, quel che più interessa, una crescita dei visitatori stimata in un promettente +10% (l’analogo dato, calcolato a consuntivo e riferito a dodici mesi prima, parla di un pesante -7%).

Questi, perlomeno, sono i dati forniti dal presidente del consorzio fieristico CFI, Giandomenico Auricchio, mentre il suo collega Paolo Plotini di Assoallestimenti (entrambi intervistati dal quotidiano “Il Sole 24 Ore”) appare meno ottimista ed anzi prevede un 2010 complessivamente negativo.
Quello che emerge andando oltre i meri dati numerici, comunque, è che le imprese hanno scelto di utilizzare con sapienza lo strumento fieristico, ancora necessario per conoscere e farsi conoscere presso fornitori e clienti.


L’attenzione è ora però rivolta a selezionare con cura gli eventi cui partecipare, fra i tanti disponibili, al fine di cogliere le opportunità più adatte per la propria attività, il proprio target, le proprie possibilità di spesa.
Inoltre, si cercano maggiori integrazioni con altre realtà produttive per attirare gli sguardi comuni e si cerca di caratterizzare in maniera più efficace il proprio stand per renderlo più accattivante sia agli occhi dei visitatori occasionali che a quelli degli imprenditori più soliti bazzicare le esposizioni fieristiche.

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