DURC, semplificazione radicale

di Giuseppe Aymerich Commenta

Con la conversione in legge del decreto anticrisi e la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il macigno del DURC appare oggi..

Con la conversione in legge del decreto anticrisi e la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il macigno del DURC appare oggi molto meno pesante per il mondo delle imprese.

Il Documento Unico di Regolarità Contributiva, che l’impresa era tenuta fino a ieri a richiedere agli enti previdenziali perché attestassero, appunto, la regolarità nel versamento dei contributi da parte dell’imprenditore, è un adempimento indispensabile in una pluralità di situazioni, per esempio al momento dell’incasso di ogni S.A.L. (Stato Avanzamento Lavori) nell’ambito dell’edilizia.


Questo imponeva all’impresa di impegnarsi nella compilazione e nell’invio della richiesta agli enti interessati, dando il via ad una procedura della durata media oscillante fra i venti e i trenta giorni.
Ma con l’entrata in vigore della legge di conversione, il discorso cambia notevolmente. Il DURC rimane un adempimento indispensabile, ma ora è lo stesso ente pubblico (la cosiddetta “stazione appaltante”) a doverlo richiedere, liberando l’impresa dal gravoso onere.

In verità, già in precedenza la stazione appaltante aveva questo potere, ma esercitato per lo più a livello facoltativo. Si calcola che dei quasi due milioni di istanze di DURC presentate nel 2008, circa 366mila (il 18,74%) provenivano dalla stazione appaltante: ora tale percentuale dovrebbe salire parecchio, visto che la competenza rimarrà alle aziende solo negli ambiti dei lavori edili privati e delle abilitazioni SOA.


La semplificazione, salutata con grande favore dalle associazioni imprenditoriali, dovrebbe anche porre rimedio ad un altro problema: la preoccupante moltiplicazione dei falsi DURC, che negli ultimi tempi si stavano diffondendo a macchia d’olio ad opera delle aziende meno virtuose nel tentativo di celare le proprie irregolarità contributive.

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