Il discorso riguarda principalmente i giovani, che agli inizi della carriera temono di non poter contare su una clientela sufficiente per coprire tutti i costi; e la condivisione delle spese comuni (come affitto o mutuo, elettricità  , pulizie, segretaria…) ècertamente la pià ¹ potente e tradizionale molla che spinge ad associarsi.
Nella generalità  dei casi, il discorso si chiude là  , perchè poi i professionisti associati coltivano le proprie clientele e rimangono sostanzialmente distinti nelle rispettive carriere.
Esistono, perà ², casi di integrazione fra lavoratori autonomi che portano a conclusioni differenti. à ˆ il caso, soprattutto, degli studi multifunzionali, dove i professionisti che vi partecipano sono operanti in comparti differenti del sapere: in questo modo, per fare un esempio, èpià ¹ facile che il cliente di un avvocato si rivolgano al consulente del lavoro della stanza di fronte per mettere in regola la badante; oppure, che per fare distinti esami medici, una stessa persona si rechi in un ambulatorio polifunzionale dove sono associati, poniamo, un radiologo, un gastroenterologo e un ortopedico, e magari anche un dentista e uno psicologo.
Proprio gli psicologi sono, con gli avvocati, i pià ¹ appassionati della formula dello studio associato; al lato opposto troviamo invece i notai, che quasi sempre agiscono a titolo individuale.
L’associazione puà ² portare i professionisti anche ad integrare le rispettive competenze per formulare un’offerta unica nei confronti del cliente. à ˆ il caso di ingegneri, architetti e geometri, che frequentemente si integrano per fornire servizi tecnici agli enti locali; oppure di commercialisti e consulenti del lavoro, che offrono alle aziende un pacchetto unico di tenuta della contabilità  e gestione del personale.