Come trovare lavoro in Italia

di Francesco Di Cataldo 1

Spintarelle, raccomandazioni, favori, piccole bugie sono tollerati e giustificati se non addirittura incentivati..

Per trovare lavoro, secondo gli italiani, occorre avere le conoscenze giuste e possibilmente un titolo di studio in materie economiche.

Lo indica un sondaggio diffuso dal Ministero dello Sviluppo Economico. “Cosa serve oggi per trovare lavoro? L’89% degli italiani risponde: conoscere la persona giusta“, dice un comunicato del ministero, dando notizia del sondaggio realizzato dall’Swg.




Per quanto riguarda invece le competenze necessarie per assicurarsi il posto, il 94% indica “quelle socio-economiche” e “quelle professionali”, il 93% “quelle tecniche”, il 92% “quelle matematiche o scientifiche”, mentre i titoli di studio umanistici sono considerate importanti solo nel 75% delle risposte.

Il sondaggio Swg è stato realizzato intervistando persone tra i 15 e i 30 anni e tra i 30 e i 64 con figli che frequentano la scuola.(Reuters)

A conferma di quanto sopra, un’indagine effettuata da EU.RE.S.(Ricerche economiche e sociali) sui giovani e le raccomandazioni, rileva come tra i giovani prevalga la convinzione che la raccomandazione sia il modo più rapido per ottenere risultati.

Ma perché farsi raccomandare? La raccomandazione è uno strumento di garanzia per chi ne beneficia e per chi l’accetta: rappresenta un mezzo di mutuo scambio.

La raccomandazione è ritenuta utile se non indispensabile per accedere nel settore pubblico
. Sono in maggioranza i giovani del Centro(54%) e del Sud(53,3%) in età compresa fra i 25 ed i 29 anni a ritenere la raccomandazione indispensabile per ottenere un pubblico impiego.

Da chi farsi raccomandare? Per trovar lavoro il 29% si farebbe raccomandare da un familiare(soprattutto i giovani del Nord e del Centro) il 25% da un politico(preferito al Sud).

Tali dati mettono in evidenza una generazione che vorrebbe liberarsi di antichi e consumati modelli, ma che non sembra saper individuare i meccanismi necessari di modificazione della realtà.

Insomma, un “vorrei ma non posso”. Per non rimanere esclusi dalla divisione sociale delle opportunità, si accetta una pratica che non si condivide e di cui si identificano gli effetti negativi sul piano individuale e sociale. Colpisce una certa arrendevolezza rispetto ad un mercato del lavoro alterato dai “raccomandati”.

Il fenomeno è sicuramente ricollegabile alla scarsa cultura della legalità insita in noi italiani. Tempo fa parlavamo della tendenza a “gonfiare” il curriculum pur di avvantaggiarsi nei confronti degli altri candidati.

Spintarelle, raccomandazioni, favori, piccole bugie sono tollerati e giustificati se non addirittura incentivati, da genitori arrivisti che spingono i propri figli a farne uso fin dalla giovane età pur di raggiungere l’obiettivo preposto.

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