Avvocati italiani a San Marino

di Giuseppe Aymerich Commenta

È stata ristabilita la condizione di reciprocità fra l’Italia e la Repubblica di San Marino in merito alla possibilità degli avvocati di uno dei due Stati di esercitare la professione legale nell’altro..

È stata ristabilita la condizione di reciprocità fra l’Italia e la Repubblica di San Marino in merito alla possibilità degli avvocati di uno dei due Stati di esercitare la professione legale nell’altro.
Nei mesi scorsi, infatti, era scoppiata un’autentica rottura diplomatica fra i due ordini legali, che è stata finalmente ricucita.


Una nostra legge del 1982 stabilisce che un avvocato iscritto ad un ordine di uno Stato extracomunitario può esercitare in Italia solo associandosi con un avvocato comunitario; un’analoga legge sanmarinese stabilisce il diritto ad un legale straniero ad esercitare sulla Rocca solo associandosi con un avvocato del luogo e purché vi siano condizioni di reciprocità.

Sennonché nell’autunno scorso un avvocato di San Marino pretese di esercitare direttamente in Italia senza passare attraverso l’associazione con un legale italiano. L’ordine di Rimini, competente territorialmente, escluse categoricamente tale ipotesi.

La reazione di San Marino fu spropositata, forse per un fraintendimento sulla questione: ritenendo venuta meno la condizione di reciprocità, l’ordine della Repubblica del Titano vietò il riconoscimento agli avvocati italiani di esercitare in alcun caso nella piccola enclave indipendente, cosicché, in un’escalation quasi insensata, uguale provvedimento è stato adottato dal nostro ordine forense.


Alla fine, il presidente degli avvocati sanmarinesi, Manuel Micheloni, e il suo omologo di Rimini, Giovanni Scarpa, si sono incontrati e hanno ricucito lo strappo. Nei prossimi giorni, dunque, entrambi gli ordini legali dovrebbero revocare i rispettivi provvedimenti e ritornare allo status quo ante.
È da ricordare che, fino a quel momento, praticare attività legale oltreconfine (anche con l’ausilio di un associato del luogo) sarà considerato in entrambi gli Stati esercizio abusivo della professione, con le relative conseguenze anche penali.

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