Università: vecchi problemi e nuove riforme

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il pianeta degli atenei italiani si dibatte da anni in parecchi problemi che rimangono irrisolti, e la cui soluzione al momento non si riesce ancora a intravedere..

riforma dell'università

Il pianeta degli atenei italiani si dibatte da anni in parecchi problemi che rimangono irrisolti, e la cui soluzione al momento non si riesce ancora a intravedere.

Negli ultimi tempi è stata messa in campo la consueta messe di progetti di riforma, alcuni dei quali già approvati e in corso di applicazione; ma la luce in fondo al tunnel appare ancora molto lontana.


Il problema principale, da cui deriva buona parte degli altri, rimangono i ridotti fondi a disposizione dell’istruzione superiore e della ricerca, soggetti negli anni a continui tagli, e che impone agli atenei di tagliare le assunzioni, ridurre i servizi e ridimensionare l’offerta formativa.
Un’altra questione riguarda le ataviche ombre sui meccanismi di assunzione e promozione del corpo docente.


Non è un segreto che i posti da ricercatore o da docente siano frequentemente assegnati non tanto ai più meritevoli quanto agli amici degli amici. Per porre un freno a questa pratica, si è scelto di adottare il meccanismo del sorteggio delle commissioni d’esame, ma alcune debolezze tecniche intrinseche al nuovo sistema ne hanno di fatto impedito il decollo.

Un’ipotesi al vaglio del Governo è quella di istituire un sistema d’abilitazione all’insegnamento universitario, unificato a livello nazionale, e la cui prova sarebbe da ripetersi ogni quattro anni.

Un’altra proposta è quella di destinare una quota considerevole dei posti a disposizione (forse il 50%) ad aspiranti docenti o ricercatori esterni all’ateneo banditore. La situazione è molto diseguale nel complesso del Paese: se l’università del Molise destina agli esterni ben due terzi dei posti a disposizione, Bari vi attribuisce invece meno del 10%.

Si parla, inoltre, di combattere il fenomeno dei rettori “padri-padroni”, che rimangono in carica per anni e anni: l’idea è quella di introdurre un tetto massimo di due mandati consecutivi.

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