Esami di Stato, risultati molto disomogenei

di Giuseppe Aymerich Commenta

Per accedere all’iscrizione ad un ordine professionale occorre, fra le altre cose, superare un esame di Stato, come recita la nostra Costituzione..

Per accedere all’iscrizione ad un ordine professionale occorre, fra le altre cose, superare un esame di Stato, come recita la nostra Costituzione.

L’esame di Stato è organizzato dalle università, si svolge in una o due sessioni ogni anno, e vede sfilare decine di migliaia di aspiranti professionisti.

Ma andando a verificare i risultati su quanti superano questa famigerata prova, si scoprono differenze enormi, non solo fra ordine e ordine ma anche fra città e città.


Nell’analisi per ordine, è facile notare come le prove per le professioni più legate alla scienza o alla matematica sono poco più che formalità; questo perché già il corso di studi risulta molto selettivo e ampiamente professionalizzante.

Ecco dunque che, secondo i dati diffusi dal ministero dell’Università, nel 2007 gli aspiranti veterinari hanno superato la prova al 99%, i farmacisti al 97%, gli odontoiatri al 96%. Percentuali di successo elevatissime anche per medici, biologi, chimici, psicologi e per le diverse categorie di ingegneri.


Dal capo opposto della graduatoria, troviamo invece i professionisti del ramo economico-giuridico. La percentuale è bassissima per i notai (7% di successi nel 2007), ma questo è giustificabile con la considerazione che è l’unico ordine in cui vige il numero chiuso. Ma sono tempi di vacche magre anche per avvocati, consulenti del lavoro e geologi, tutti con percentuali inferiori al 50%.

A metà classifica, infine, troviamo, fra gli altri, gli architetti e i dottori commercialisti.
La media complessiva nazionale consiste in una percentuale di promossi pari al 55%.
Ma, come accennato, anche fra città e città si vengono a creare differenze enormi. Ecco, dunque, svilupparsi il bizzarro (e patologico) fenomeno dei “turisti da esame”, di cui parleremo nel prossimo articolo.

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