Costi delle mancate liberalizzazioni

di Giuseppe Aymerich Commenta

A due anni di distanza dal primo rapporto, l’Osservatorio costituito dall’istituto di ricerche Cermes ha pubblicato l’analisi sullo stato delle liberalizzazioni nel nostro Paese..

A due anni di distanza dal primo rapporto, l’Osservatorio costituito dall’istituto di ricerche Cermes, in collaborazione con l’università Bocconi, ha pubblicato l’analisi sullo stato delle liberalizzazioni nel nostro Paese.

L’indagine, commissionata dall’associazione Federdistribuzioni, prende in considerazione, in particolare, i costi che il tardivo e frammentato processo di liberalizzazione economica in Italia crea alle imprese e alle famiglie.


I risultati sono alquanto preoccupanti. Si stima, infatti, che un elevato livello di libertà nell’azione delle imprese (in termini di burocrazia amministrativa, di oneri fiscali, di gestione del personale ecc.), tale da allineare l’Italia ai più virtuosi Paesi europei, potrebbe favorire la creazione di ricchezza per 8,4 miliardi di euro all’anno solo nel settore agroalimentare.

In altre parole, le mancate o incomplete liberalizzazioni costano ogni anno circa l’1,4% del prodotto interno lordo: non solo, infatti, si gravano le imprese di oneri elevati in termini di costi e tempi, ma sono anche presenti potenti vincoli alla concorrenza.


Interrogando gli imprenditori, il problema che viene più avvertito è la presenza di eccessivi vincoli di natura quantitativa (sul dimensionamento delle superfici di vendita o sulla durata di giorni e ore di apertura), laddove sarebbero più utili alla collettività, semmai, vincoli di natura qualitativa, tali cioè da incrementare il livello medio dei servizi offerti ai consumatori.

Ma l’attenzione dell’Osservatorio va oltre i confini descritti e prende in esame anche i servizi bancari e assicurativi, in cui la concorrenza, pur accresciuta rispetto al passato, è giudicata ancora insufficiente. Undici miliardi di euro è l’importo annuo che, si calcola, si potrebbero recuperare spingendo sull’acceleratore delle liberalizzazioni.

Infine, si segnala l’esigenza di sviluppare la concorrenza nella distribuzione di carburanti e farmaci, che procede in misura più lenta di quanto sarebbe auspicabile.

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