Riforma dell’apprendistato richiesto dai consulenti del lavoro

di Francesco Di Cataldo Commenta

I giovani devono essere inseriti nel mondo del lavoro con maggiore semplicità in modo anche da aumentare la qualità delle imprese con corsi di formazione più adeguati al tipo..

In occasione del Festival del lavoro di Treia, Marina Calderone, presidente del consiglio dell’ordine dei consulenti del lavoro, ha fatto sapere che l’Italia necessita di una riforma dell’apprendistato che deve essere attuata nell’immediato.

I giovani devono essere inseriti nel mondo del lavoro con maggiore semplicità in modo anche da aumentare la qualità delle imprese con corsi di formazione più adeguati al tipo di attività che si svolge.



Molte imprese infatti lamentano ormai da diverso tempo l’inutilità dei corsi di formazione obbligatori per tutti gli apprendisti che spesso si trovano a dover affrontare 120 ore di corsi nella maggior parte dei casi molto lontani dalla attività svolta. In più occasioni la Provincia che in genere si occupa di organizzare tali corsi si giustifica dicendo di doversi inventare corsi trasversali in modo da inserire nello stesso corso un certo numero di apprendisti che svolgono attività eterogenee: non è infatti una rarità trovare nello stesso corso di formazione apprendisti con interesse opposti come ad esempio macellai e programmatori, falegnami e baristi.

Nella maggior parte dei casi tali corsi, pur essendo interessanti, risultano essere una vera e propria perdita di tempo per l’apprendista e un enorme costo per l’azienda che si vede costretto a finanziare l’assenza di un dipendente che verrà formato con argomenti non in linea con il proprio impiego. Pur essendo basse, le percentuali di conferma dopo il periodo di apprendistato sono confortanti, infatti il 54% degli apprendisti italiani viene qualificato dall’azienda ospitante.

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