Regole Ecolabel

di Giuseppe Aymerich Commenta

Le leggi europee traboccano di simboli e loghi da attribuire ai prodotti commerciali di ogni genere per garantirne determinate caratteristiche qualitative..

Le leggi europee traboccano di simboli e loghi da attribuire ai prodotti commerciali di ogni genere per garantirne determinate caratteristiche qualitative: alcuni sono di nuova concezione, come la “foglia” che certifica i prodotti biologici; altri sono ben conosciuti e consolidati, anche se le relative norme possono subire variazioni nel tempo, come l’Ecolabel (istituito nel 1992).


Quest’ultimo è il marchio che contraddistingue i prodotti non alimentari per cui è certificato che componenti e sistemi di fabbricazione non presentino un rilevante impatto ambientale.

Nel 2010, l’Ecolabel è soggetto ad alcuni aggiornamenti, come la possibilità di aggiungere la dicitura “Meglio l’ambiente… meglio per te” nelle varie lingue; ma le novità più importanti, naturalmente, riguardano gli obblighi da rispettare per ottenere il diritto ad applicare il marchio sui beni realizzati.

Fermo restando che i prodotti sono distinti in ventidue categorie merceologiche e che per ognuna di esse sono state emanate (o stanno per esserlo) norme tecniche dettagliatissime e differenziate, si possono comunque tracciare alcuni principi generali.

Per esempio, è consentito utilizzare nella fabbricazione componenti ad alto impatto inquinante solamente quando non esiste la possibilità tecnica di ricorrere ad altre soluzioni e purché comunque il risultato complessivo della produzione sia significativamente migliore in termini ecologici di quanto ottenuto nella media del settore.


Fra le altre novità, si segnala la volontà di estendere prossimamente il sistema di certificazione anche al settore alimentare (su cui, peraltro, convergono una pluralità di attestazioni, come quelle destinate a garantire la denominazione d’origine controllata) e garantire una maggiore armonizzazione nella selva di leggi e regolamenti dei singoli Stati nazionali.

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