Crisi del settore cucine

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il settore delle cucine sta affrontando una durissima crisi congiunturale..

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Il settore delle cucine sta affrontando una durissima crisi congiunturale. Se i momenti più duri si sono vissuti la scorsa primavera e adesso qualche indicatore comincia timidamente a migliorare (o, più correttamente, a non peggiorare ulteriormente), la convinzione diffusa fra gli operatori è che anche il 2010 sarà un’annata sostanzialmente all’insegna delle difficoltà e dell’instabilità.

In realtà, il settore è sempre stato molto fiorente, e dunque le nostre aziende hanno accumulato le risorse per stringere i denti in attesa di una ripresa dei consumi, ma se le prospettive rimangono a lungo quelle di oggi, la situazione potrebbe rendersi davvero critica.


In relazione al 2009, si parla infatti di una riduzione complessiva delle vendite del 13%, mentre, se consideriamo solo le esportazioni, si sale fino ad una contrazione del 17%. Inoltre, si rileva che i consumatori, in croniche difficoltà di potere d’acquisto, tendono a privilegiare acquisti di minore qualità e, conseguentemente, di minore prezzo unitario.


Tornando ai mercati esteri, c’è da sperare che un’inversione di tendenza possa derivare dalla domanda proveniente dall’Est Europa, dalla Russia e dall’Estremo Oriente, in cui i nostri prodotti si stanno facendo valere, compensando almeno in parte la crisi che ha invece investito le esportazioni nell’Europa occidentale e in America.

Nel nostro Paese operano nel settore della produzione delle cucine 908 aziende, per lo più di medie dimensioni, per un totale di 15.500 lavoratori (senza considerare l’indotto), un quinto dei quali concentrati nel distretto aziendale di Pesaro – Urbino che fa capo alla principale delle aziende italiane, la Scavolini.

Preoccupanti segnali stanno arrivando negli ultimi mesi, con un allarmante incremento del ricorso alla messa in cassa integrazione, soprattutto nel Nord-Est.

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