Società agricole e reddito catastale

di Giuseppe Aymerich Commenta

Con la circolare n. 50/2010 l’Agenzia delle Entrate ha fornito numerosi e importanti chiarimenti..

Con la circolare n. 50/2010 l’Agenzia delle Entrate ha fornito numerosi e importanti chiarimenti su una norma introdotta nel 2006 e rimasta in gran parte inattuata per le difficoltà interpretative.
Si tratta della possibilità, riservata alle società che esercitano un’attività agricola, di avere un trattamento fiscale di favore simile a quello previsto per le imprese individuali impegnate in analoga attività.


Per l’esattezza, gli agricoltori possono determinare il reddito derivante dalla loro attività non ricorrendo alle ordinarie e complesse norme riferite al reddito d’impresa, bensì adottando il valore di rendita che il catasto attribuisce ai terreni su cui l’attività stessa è esercitata.

I vantaggi sono evidenti: non solo il reddito così determinato dovrebbe solitamente (ma non necessariamente) essere più basso e dunque portare ad una tassazione più modesta, ma soprattutto si gode di semplificazioni enormi nella tenuta della contabilità, che consentono il risparmio di molto tempo e denaro.
Tale rendita catastale però può essere impiegata solo entro certe soglie indicate dall’articolo 32 del DPR 917/1986 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi): ad esempio, per le attività di allevamento di animali occorre che almeno un quarto dei mangimi provenga dallo stesso fondo su cui l’attività è esercitata. Se si superano tali soglie, la corrispondente quota eccedente di reddito è determinata secondo le regole del reddito d’impresa.

Bene, come accennato la legge finanziaria per il 2007 ha esteso questa possibilità anche alle società, e l’Agenzia delle Entrate ha finalmente spiegato tutti i dettagli.


Nel prossimo articolo vedremo il calcolo del reddito, mentre qui approfondiamo come approfittare dell’agevolazione: occorre comportarsi per fatti concludenti per l’intera annata, e comunicare a posteriori l’opzione nel quadro VO della dichiarazione che si presenterà l’anno seguente. L’opzione è vincolante per tre anni, poi potrà essere revocata in qualunque esercizio successivo.

Fonte: Fisco Oggi

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