La burocrazia pesa troppo sulle imprese

di Giuseppe Aymerich Commenta

È risaputo che gli italiani non amano l’eccessivo ricorso alla burocrazia stabilito dagli organi pubblici, e gli imprenditori..

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È risaputo che gli italiani non amano l’eccessivo ricorso alla burocrazia stabilito dagli organi pubblici, e gli imprenditori non fanno certo eccezione. Ma il quarto rapporto annuale pubblicato dalla fondazione PromoPa presenta i dati più negativi finora rilevati.

La fondazione ha svolto un’indagine presso le imprese italiane con meno di cinquanta dipendenti, escludendo le ditte individuali: si tratta di quasi due milioni di soggetti, circa un terzo delle partite IVA aperte in Italia.


Il primo campo d’indagine è consistito dal rapporto fra i costi legati agli adempimenti richiesti dalle varie leggi e il totale del fatturato: l’indagine segnala quest’anno un notevole 6,9%, contro il più modesto 5,3% registrato appena l’anno scorso.

È pur vero che la crisi ha portato al ribasso il denominatore del rapporto (cioè il fatturato), ma gli analisti concludono che il grosso dell’incremento dipende dalla sensazione che gli oneri della burocrazia siano andati crescendo, soprattutto in termini di costo del lavoro.


Oltre alla necessità di ricorrere a professionisti esterni (come commercialisti e consulenti del lavoro), infatti, i dipendenti devono impiegare parte del loro tempo per star dietro a tutti gli obblighi di legge. Si calcola che mediamente circa 30 giorni/uomo sono “sprecati” ogni anno per adempiere alla burocrazia.

Se le leggi fiscali e quelle sulla gestione dei dipendenti permangono saldamente ai primi due posti come quelle bisognose di più tempo per gli adempimenti, cresce sensibilmente la percezione che anche le sempre più numerose norme a tutela dell’ambiente stiano rapidamente salendo in questa poco invidiabile classifica.

Controllando poi la soddisfazione degli imprenditori nei rapporti con i vari enti pubblici, i risultati sono disastrosi, soprattutto per le ASL, il cui lavoro è giudicato ottimale appena dall’1,2% degli interpellati. Si distinguono però positivamente le Camere di Commercio, giudicate positivamente dal 54,3%.

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