L’Agenzia delle Entrate detta chiarezza sull’interpello

Con l’istituto dell’interpello preventivo, generalizzato dalla L. 212/2000 (Statuto del Contribuente) a tutte le tipologie di quesito su ogni materia di natura tributaria, l’Agenzia delle Entrate e gli altri enti esprimono il loro parere sui dubbi di interpretazione delle leggi fiscali che i cittadini esprimono in relazione a loro concreti problemi.

Il contribuente non ha l’obbligo di conformarsi alla risposta ottenuta, fermo restando che in caso di controversie con il Fisco spetterà  a lui l’onere di dimostrare che il suo diverso comportamento èstato quello pi๠corretto.

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Società  di comodo: interpello

Le società  commerciali che non rientrano nei casi di esclusione o di disapplicazione automatica del test di operatività  ma che vantano comunque circostanze oggettive che impediscono di soddisfare le risultanze del medesimo test, hanno un’ultima carta da giocare: presentare un’istanza di interpello.

àˆ un’ipotesi differente dal diritto generalizzato di interpello sull’interpretazione delle norme tributarie di cui allo Statuto del Contribuente.

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Società  di comodo: casi di disapplicazione

Accanto alle numerose cause di esclusione dal test di operatività , la legge prevede un blocco di fattispecie “gemelle”: quelle che comportano la disapplicazione del test medesimo, in quanto determinate situazioni oggettive hanno impedito alla società  di realizzare quel minimo di ricavi che il test richiede.

Occorre premettere che la legge prevede cinque casi di disapplicazione. In tutte le ipotesi rimanenti, la società  puಠpresentare un’istanza di interpello per chiedere la disapplicazione della normativa sulle società  di comodo, secondo la procedura che descriveremo nel prossimo articolo.

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Lo Statuto del Contribuente: introduzione

tasse

Dopo innumerevoli esempi di vessazioni, regolamenti incomprensibili, sanzioni sproporzionate e pretese assurde da parte dell’Amministrazione Finanziaria dello Stato, una decina di anni fa il legislatore decise di fissare una serie di limiti e paletti all’azione delle agenzie fiscali e della Guardia di Finanza.

La finalità  era quella di attribuire all’Erario un’etica nelle azioni e negli strumenti adottati, e una serie di garanzie di cui il cittadino avrebbe dovuto godere sempre, con riferimento a qualsiasi genere di tributo.

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Piscina nell’agriturismo? Si puà²

agriturismo

Con la risoluzione n. 65/2009, la Direzione Centrale dell’Agenzia delle Entrate ha risposto positivamente all’interpello di un contribuente che chiedeva lumi sul riconoscimento fiscale delle spese di costruzione di una piscina sull’agriturismo di sua proprietà .

Il contribuente, titolare di un’azienda agrituristica situata in Umbria, domandava all’Agenzia se poteva considerare inerente alla sua attività  una piscina da costruirsi nei pressi immediati dell’edificio e destinata a fornire un servizio aggiuntivo ai futuri visitatori.

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Diritto d’interpello: prima parte

I casi della vita sono infiniti, e per quanto una legge possa essere dettagliata, ci saranno sempre degli interstizi non regolamentati fra un articolo e l’altro.

Il discorso diventa tanto pi๠valido se analizziamo la sfera della normativa tributaria. Nel nostro Paese, la produzione di leggi, decreti e regolamenti èsempre stata cosଠfrequente e spesso contraddittoria da lasciare spazio ad un’infinità  di dubbi sull’applicazione concreta di questo bagaglio normativo nella vita di tutti i giorni. E cosà¬, capita ad ogni contribuente di imbattersi in una situazione nella quale non sa esattamente quale norma applicare, o come essa debba essere interpretata in relazione al suo problema.

Nei Paesi anglosassoni èstato introdotto da molti anni un istituto, il ruling, che ha avuto cosଠtanto successo da essere stato esportato in tempi successivi anche in altri Paesi.

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