Ciclo di vita finanziaria dell’impresa: introduzione

di Giuseppe Aymerich Commenta

Per effettuare qualsiasi tipo di investimento o impiego di liquidità, l’impresa può ricorrere a due grandi tipologie di fonti di capitale..

Avvio di attività

Per effettuare qualsiasi tipo di investimento o impiego di liquidità, l’impresa può ricorrere a due grandi tipologie di fonti di capitale: il capitale proprio (o “di rischio”) e il capitale di terzi.

Il primo è quello che proviene direttamente dalle tasche dei soci oppure gli utili generati dall’attività e non distribuiti come dividendi; il secondo può derivare da una grande pluralità di origini (banche e altri intermediari finanziari, obbligazionisti, fornitori che concedono dilazioni di pagamento ecc.) e che comunque sono accomunate dalla presenza di altri soggetti che dovranno essere rimborsati a scadenze definite e che solitamente andranno remunerati sulla base di un tasso d’interesse concordato.


Ebbene, nella sua vita l’impresa non può sperare di ricorrere indifferentemente ad una soluzione piuttosto che all’altra. A parità di condizioni, infatti, le condizioni di accesso al credito (soprattutto bancario) possono variare molto, con conseguente necessità di ricorrere di più o di meno al capitale proprio.


Fermo restando che ogni impresa ha la sua storia e le sue caratteristiche, alcuni esperti hanno ipotizzato uno schema-tipo che, nei suoi tratti essenziali, si ripete nella vita di ciascuna azienda. Lo schema in questione ripercorre le tipiche fasi dell’esistenza dell’impresa e le connesse soluzioni ai problemi finanziari che ne derivano.

In sintesi, ogni azienda passa attraverso quattro fasi fondamentali: avvio, crescita, maturità e declino; molte aziende, a dire il vero, non sopravvivono nemmeno alla prima di queste tappe, mentre altre impiegano centinaia di anni prima di chiudere i battenti.
La fase di avvio, dunque, è certo la più delicata in assoluto, e presenta una serie di problemi finanziari congiunti che rendono la sua posizione particolarmente fragile.

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