Reinserimento al lavoro con il programma “Pari”

di Giuseppe Aymerich Commenta

Si sta concludendo in questi giorni la fase sperimentale del programma “Pari”, promosso dal ministero del Welfare tramite il suo ..

Elmec di Catania

Si sta concludendo in questi giorni la fase sperimentale del programma “Pari”, promosso dal ministero del Welfare tramite il suo braccio tecnico, l’agenzia Italia Lavoro.

Ma dato che la sperimentazione ha ottenuto risultati lusinghieri, è previsto un suo potenziamento a regime, con lo stanziamento di un miliardo di euro da spalmare nei prossimi tre anni.


La finalità del programma è quello di favorire il ritorno nel mondo del lavoro di uomini e donne, giovani ma principalmente di età matura, dopo che una loro precedente esperienza lavorativa si è interrotta.
È noto a tutti che perdere il lavoro e ricominciare da capo a quaranta o cinquant’anni è davvero molto difficile.

Le parole d’ordine, suggerita da Italia Lavoro, si chiamano “formazione” e “aggiornamento”, che sono erogati agli aderenti tramite corsi ad alto livello. I corsi durano fino a dieci mesi, e ad ogni mensilità è attribuito un piccolo assegno ai partecipanti, fino ad un massimo complessivo di 4.500 euro.


Dopodiché, due sono le strade concretamente percorribili. La prima è diretta a favorire la riassunzione da parte delle aziende, che vengono incentivate in quest’opera di ricollocamento mediante un bonus di cinquemila euro per dipendente. La seconda via, invece, è ancora più ambiziosa: si incoraggiano i disoccupati a mettersi in proprio, con l’assegnazione di un contributo a fondo perduto fino a ventimila euro.

Sono numerosi i risultati positivi raggiunti dal programma Pari: l’esempio forse più significativo è forse quello dei quaranta ex-dipendenti della società elettromeccanica Elmec di Catania, licenziati in blocco alla chiusura della fabbrica e che, grazie al programma, hanno guadagnato le competenze e i contributi necessari per rilevare la struttura e condurla direttamente sotto forma di cooperativa

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