Grande richiesta di ingegneri dell’ambiente

di Giuseppe Aymerich Commenta

Sarà la crescente sensibilità dell’opinione pubblica sull’emergenza climatica, sarà la nuova politica americana instaurata dal presidente Obama, ma sta di fatto che le università italiane da qualche..

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Sarà la crescente sensibilità dell’opinione pubblica sull’emergenza climatica, sarà la nuova politica americana instaurata dal presidente Obama, ma sta di fatto che le università italiane da qualche tempo hanno iniziato ad istituire numerosi corsi di laurea aderenti ai dettami della green economy.


Dalle tradizionali Ingegneria dell’ambiente e Ingegneria del territorio (insegnate un po’ ovunque) alle più innovative Economia dell’energia (alla Luiss di Roma), che coniuga conoscenze tecniche e cultura manageriale, e la misteriosa Tossicologia dell’ambiente a Catania, sono trentatré gli atenei italiani che offrono corsi di laurea triennale e/o specialistica diretti alla tutela del territorio, alla crescita ambientalmente sostenibile o allo sviluppo delle energie rinnovabili.

E cresce anche l’interessamento da parte degli studenti, come dimostra la crescita progressiva degli iscritti tanto nelle università più prestigiose quanto nelle meno note sedi di provincia.


E tuttavia, tutto questo ancora non basta: tutti gli analisti concordano sul fatto che le esigenze provenienti dal mercato sono già adesso molto più abbondanti dell’offerta provenienti dai nostri atenei. Chi si laurea in uno di questi corsi, dunque, solitamente non deve impegnarsi troppo a trovare un impiego: sono le aziende a fare carte false pur di aggiudicarsi i cervelli migliori.

E siamo solo all’inizio. Secondo le previsioni di crescita del settore “verde”, che include anche la gestione dei rifiuti, si arriverà entro quindici anni ad oltre tre milioni di posti di lavoro nel territorio comunitario.
Molto, naturalmente, dipende da quanto i singoli Stati investono nel ramo: dalle percentuali più elevati della Danimarca e della Finlandia (circa 2% del PIL) si arriva al quasi zero di Cipro; l’Italia, per la cronaca, è nella parte bassa della graduatoria (0,5%).

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