Difficile reclutare buoni reclutatori

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nel mondo anglosassone sono noti come head-hunters, cacciatori di teste..

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Nel mondo anglosassone sono noti come head-hunters, cacciatori di teste. Si tratta dei dipendenti (o consulenti specializzati) delle grandi società la cui professione è quella di valutare le candidature e individuare le persone più adatte per ricoprire una certa mansione.

Si tratta perciò di ricevere ed esaminare curriculum vitae, impostare test e colloqui, riuscire a far conciliare le esigenze dell’impresa con gli interessi, le competenze e gli obiettivi personali dei candidati.


E se azzeccare il candidato giusto richiede un certo impegno e molta professionalità, ancora più difficile è assumere un buon head-hunter. E di questi tempi, per ovvi motivi, il mercato è pressoché bloccato.
Gli analisti, tuttavia, prevedono una ripresa di questo particolarissimo settore dell’occupazione dall’anno prossimo.

Certo non bisogna aspettarsi assunzioni a non finire: si parla di qualche centinaio di posti in tutta Italia, secondo le principali società del settore dell’intermediazione del lavoro.


Fra l’altro, c’è da ipotizzare che con la cura-Brunetta per l’ampliamento dell’efficienza e della meritocrazia si possano aprire interessantissimi spazi anche nel settore delle amministrazioni pubbliche, che al momento sono del tutto vergini, fermo restando naturalmente che quasi tutte le assunzioni devono avvenire per concorso.

Ma qual è il percorso professionale tipico di un buon reclutatore? Solitamente si parte con una laurea in economia o in ingegneria gestionale, ma sono sempre più apprezzate anche le lauree umanistiche, specialmente in psicologia.

Ma alla teoria occorre anche aggiungere la pratica, e cioè un’esperienza almeno di qualche anno nella gestione delle risorse umane, possibilmente in una grande società e auspicabilmente come dirigente o quadro.

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