Stampa elettronica rilanciata con l’iPad

di Giuseppe Aymerich Commenta

Con un vero e proprio spettacolo mediatico, il famoso Steve Jobs ha presentato il nuovo giocattolo tecnologico che, a detta di molti, dovrebbe..

Con un vero e proprio spettacolo mediatico, il famoso Steve Jobs (numero uno della Apple) ha presentato il nuovo giocattolo tecnologico che, a detta di molti, dovrebbe essere destinato ad un radioso futuro: l’iPad, o iTablet. Si tratta di un ibrido fra telefono cellulare e computer, delle dimensioni e la forma di una tavoletta.


Uno degli aspetti più interessanti è legato ai contenuti disponibili con l’iPad, fra cui l’approvvigionamento di notizie: molti editori stanno in questi giorni trattando con la Apple per rivendere ai consumatori, tramite abbonamenti, la pubblicazione delle notizie sulla tavoletta.

Si tratta dunque di un nuovo passo avanti verso i giornali elettronici, già portata avanti su mille fronti, e che sembra aver ormai segnato, se non la fine, quantomeno la progressiva riduzione della carta stampata verso una semplice nicchia del più ampio mercato dell’informazione (che peraltro è in continua espansione).

Tale evoluzione dovrebbe portare, secondo gli esperti, verso due fenomeni entrambi interessanti per i consumatori: da un lato avremo una progressiva riduzione del costo delle informazioni (in generale ognuno finirà per abbonarsi soltanto alla tipologia di notizie di proprio interesse e utilizzando il supporto complessivamente più economico) e dall’altro una crescita continua della qualità dell’informazione.


La concorrenza, infatti (già altissima oggi), sarà destinata ad esasperarsi nel prossimo futuro, poiché solo chi si rivelerà in grado di offrire contenuti di alta qualità potrà sopravvivere sul mercato, e questo vale soprattutto per chi opera nell’informazione tecnica e professionale.

Gli editori, tuttavia, mettono in luce un problema del mercato che potrà essere affrontato solo facendo fronte comune: al momento i guadagni sono ripartiti mediamente per il 70% a favore delle case editrici e per il 30% ai produttori dei supporti tecnologici. La volontà è quella di riconoscere per i primi una remunerazione maggiore.

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