L’uso della PEC: i dubbi irrisolti (prima parte)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nonostante la scadenza per i due milioni di professionisti italiani sia davvero alle porte, sono ancora molti i dubbi che riguardano..

email certificata

Nonostante la scadenza per i due milioni di professionisti italiani sia davvero alle porte, sono ancora molti i dubbi che riguardano l’utilizzo della posta elettronica certificata. La legge istitutiva dell’obbligo (DL 185/2008), infatti, ha parecchie lacune che hanno sviluppato molte perplessità tuttora irrisolte.

Il primo dubbio riguarda proprio la scadenza del 29 novembre. Sebbene sia presumibile che in questi ultimi giorni ci sarà una vera e propria corsa contro il tempo da parte di moltissimi professionisti, nessuno può dubitare che saranno in centinaia di migliaia coloro che non rispetteranno l’obbligo.


Ma quali saranno le conseguenze? Non lo sa nessuno. La legge che impone la PEC, infatti, non fa accenno ad alcuna sanzione. Si può quindi ipotizzare che gli ordini professionali adottino misure di natura disciplinare, ma sarà tutto da vedere e comunque difficilmente si potrebbe andare oltre una semplice nota di biasimo.


Ancora più difficile da scoprire è quali documenti si potranno inviare via Posta Elettronica Certificata. Tutti sanno che la posta certificata ha lo stesso valore legale di una raccomandata, ma in che termini questo si tradurrà in concreto? Per esempio, se un qualunque provvedimento chiede di inviare determinati documenti via raccomandata (ad esempio, per una selezione pubblica), si potrà adempiere legittimamente tramite PEC oppure no?

Va poi ricordato che tutti gli uffici pubblici, che dovrebbero essere il contraltare dei professionisti nell’uso del nuovo sistema comunicativo, sono obbligati da tempo a dotare ogni dipendente di una casella certificata, ma di fatto molti enti non hanno adempiuto. Ci si domanda, dunque, quando questo sistema di comunicazione elettronica legale entrerà davvero a regime, e per quanto tempo invece permarrà sulla carta.

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