Alta tecnologia per le armi da caccia

di Giuseppe Aymerich Commenta

Secondo uno stereotipo duro a morire, il cacciatore tende a mantenere un’immagine molto tradizionale..

Secondo uno stereotipo duro a morire, il cacciatore tende a mantenere un’immagine molto tradizionale e restia ai mutamenti, soprattutto in merito al proprio armamento.

L’Italia è uno dei principali produttori di armi al mondo, inclusi i fucili e le munizioni per l’attività venatoria; e, a contrasto dei descritti stereotipi, le fabbriche del nostro Paese (concentrate per lo più nel Bresciano) sono all’avanguardia nella ricerca scientifica in questo specialissimo settore.


La ricerca coinvolge praticamente tutte le aziende produttrici del comparto, che continuano a sformare nuovi e avanzatissimi modelli: Beretta, Bonelli, Pietta, Fiocchi eccetera, come d’altronde dimostrato dall’ultima edizione della fiera Exa di Brescia.

Questo nonostante l’andamento del settore sia tutt’altro che lusinghiero: le vendite di armi da caccia sono infatti calate di circa il 25% nell’arco degli ultimi tre anni.
Ma quali sono i campi di ricerca più gettonati? In verità sono molti. Innanzitutto, si cerca di ridimensionare il peso dei fucili, puntando sulle nuove leghe metalliche; contemporaneamente, le ricerche sui polimeri di cui dotare, in particolare, il calcio hanno un ruolo importante nell’assorbimento del rinculo.

Oltre a questo, si cerca di favorire la versatilità delle armi, consentendo cioè ad uno stesso fucile di sparare le tipologie di munizioni più varie.


Un altro aspetto è la facilità d’uso, per esempio rendendo sempre più facile e veloce smontare e rimontare l’arma oppure caricare le munizioni. E non manca l’attenzione all’ambiente, con la nascita dei bossoli ecocompatibili.
E per tutte queste ricerche, infine, si cerca di mantenere i costi dei prodotti finiti a livelli accettabili.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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