Salgono le tasse sull’elettricità

di Giuseppe Aymerich Commenta

È di questi giorni la notizia della crescita della pressione fiscale in Italia, che ha raggiunto livelli record..

È di questi giorni la notizia della crescita della pressione fiscale in Italia, che ha raggiunto livelli record.
In verità, i tributi più conosciuti e comuni non hanno subito ritocchi negli ultimi tempi; ad incrementare il carico complessivo delle tasse, infatti, hanno contribuito soprattutto alcune imposte meno note e più distanti dal comune cittadino.
Fra di loro c’è anche la cosiddetta “Robin Tax”, introdotta nel 2008 e consistente in un’addizionale sull’IRES a carico di alcune tipologie di aziende. A subire l’imposizione sono incluse anche le società che producono e/o commercializzano l’energia elettrica come attività unica o prevalente (nel senso che altre eventuali attività incidono di meno sul fatturato).


È richiesto, però, che l’ammontare dei ricavi complessivi abbia, nell’esercizio precedente, superato la soglia di venticinque milioni di euro; in caso di esercizio di durata inferiore ai dodici mesi (per inizio o termine dell’attività, per fusione o altre operazioni straordinarie ecc.), tale soglia va riproporzionata al periodo effettivo.
Occorre, poi, che la maggioranza dell’energia prodotta non derivi dall’eolico, dal fotovoltaico o da altre fonti pulite. Da notare come l’esclusione riguardi solo la produzione di energia pulita, e non la sua commercializzazione.


Quando si verificano tutte le condizioni citate, sull’IRES a carico della società si aggiunge una pesante addizionale; e tale addizionale è ora destinata a crescere: dal 5,5%, infatti, si sale ora al 6,5%, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso il 15 agosto 2009 (e dunque, nella maggioranza dei casi, dal 2010). L’aliquota IRES complessiva, dunque, arriva così al 34%.
Quest’aumento, comunque, non riguarda le altre categorie di contribuenti sottoposti alla Robin Tax, come le società petrolifere e le banche.

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