Studi di settore, solo il 39% si adegua

di Giuseppe Aymerich Commenta

Sono stati diffusi in questi giorni i risultati statistici sulla dichiarazione dei redditi del 2008 riferita all’anno precedente..

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Sono stati diffusi in questi giorni i risultati statistici sulla dichiarazione dei redditi del 2008 riferita all’anno precedente. L’analisi più interessante riguarda i soliti, famigerati studi di settore.

Com’è noto, qualora il reddito e il volume d’affari IVA dichiarati sono al di sotto dei minimi calcolati dal sofisticato software Gerico, il contribuente può scegliere di adeguarsi spontaneamente dichiarando quel tanto di redditi e di fatturato che manca per raggiungere la congruità, e di conseguenza pagando più imposte, oppure farne a meno e prepararsi ad affrontare un possibile accertamento fiscale.


Ebbene, nel 2008 sono stati circa 3.700.000 i contribuenti soggetti agli studi di settore, in una platea complessiva di quasi cinque milioni di partite IVA aperte. Di questi, circa 2.100.000 si sono rivelati congrui alle risultanze di Gerico, mentre i restanti 1,6 milioni sono apparsi incongrui: la cifra è decisamente alta e apre alle solite perplessità sulla validità dello strumento.


Di costoro, solamente 620.000 (pari al 39%) hanno deciso di adeguarsi aumentando spontaneamente il proprio carico fiscale, mentre il restante 61%, pari a circa 980.000 contribuenti, ha preferito rinunciare a questa possibilità, accettandone tutte le conseguenze.

Fra i motivi che spingono quasi due contribuenti incongrui su tre a rifiutare l’opzione per l’adeguamento ci sono sicuramente l’entità dello stesso (spesso si parla di diverse migliaia di euro), la visione dello stesso come una tassazione ingiusta, dato che si tratta di pagare imposte su un sovra-reddito puramente virtuale, nonché la consapevolezza che gli incongrui sono così tanti che secondo le statistiche solo il 5% di chi non si adegua subisce verifiche fiscali.

Non vanno scordate, poi, le numerose sentenze che hanno sancito che il reddito dichiarato dal contribuente non può essere rettificato dagli organi dell’Amministrazione Finanziaria esclusivamente sulla base degli studi di settore.

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