Studi di settore: le medie incongruità sono le più rischiose

di Giuseppe Aymerich Commenta

Al contrario di quello che è facile pensare, l’Agenzia delle Entrate ritiene che gli scostamenti di livello medio fra il reddito dichiarato..

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Al contrario di quello che è facile pensare, l’Agenzia delle Entrate ritiene che gli scostamenti di livello medio fra il reddito dichiarato e quello presuntivo calcolato mediante gli studi di settore sono più probabile indice di evasione rispetto alle differenze più rilevanti.

Ed è pertanto sui primi che andranno concentrati i controlli.


È questa l’inaspettata indicazione che la direzione dell’Agenzia delle Entrate ha diffuso presso i suoi investigatori con la circolare n. 13/2009, in cui sono date le indicazioni su come usare il formidabile strumento degli studi di settore nelle indagini condotte quest’anno.

Laddove vi siano scostamenti esagerati, infatti, l’Agenzia ritiene che sia elevato il rischio di errori da parte del software Gerico, che esegue questi calcoli. Ci siano, cioè, delle situazioni anomale che fanno impazzire gli studi statistici senza necessariamente significare redditi nascosti all’Erario.


Se invece la situazione appare meno grave, allora è più probabile che vi siano stati comportamenti a rischio, da verificare sul campo.
Minore interesse, infine, per i soggetti che presentano lievi scostamenti: non perché non vi siano rischi di evasione, ma semplicemente perché si tratta solitamente di illeciti di ridotta importanza e con scarsi riflessi sul gettito.

Costoro, dunque, non si potranno considerare al riparo ma comunque non saranno al primo posto quando ci sarà da selezionare i contribuenti da controllare.

Infine, coloro che al contrario appaiono congrui e coerenti con gli studi di settore potranno essere sottoposti, come prescrive la legge, ad accertamenti di natura presuntiva solo quando il reddito ricostruito presuntivamente sia superiore di almeno il 40% rispetto a quello dichiarato, oppure la differenza sia pari almeno a cinquantamila euro.

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