Studi di settore lavanderia: la maglia nera va a loro

di Giuseppe Aymerich Commenta

In occasione di un recente convegno, alla presenza dei rappresentanti delle associazioni imprenditoriali, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera..

In occasione di un recente convegno, alla presenza dei rappresentanti delle associazioni imprenditoriali, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, è tornato ancora una volta sullo spinosissimo tema degli studi di settore, che la gran parte degli imprenditori vorrebbe radicalmente riformati quando non soppressi del tutto.

Nell’occasione, Befera (che, anche per il ruolo rivestito, difende il sistema statistico) ha illustrato alcuni risultati riferiti al periodo d’imposta 2007.


In quell’annata sono state circa 3.700.000 le partite IVA sottoposte agli studi, ed è emerso che la categoria di imprenditori più a rischio è quella degli esercenti di lavanderie e tintorie: addirittura l’83% di loro è apparso non congruo, seguiti a distanza da altri settori considerati a rischio, quali quelli dei parrucchieri ed estetisti (45%) e della ristorazione (30%).

Sebbene vada precisato che la mancanza di congruità non comporti necessariamente evasione fiscale, è anche vero che l’esperienza di tutti i giorni indica come in questi ambiti scontrini e ricevute sono spesso “dimenticati” dai titolari, anche considerando che i clienti sono solitamente privati cittadini che non hanno particolare interesse a richiedere la certificazione dei corrispettivi.


Gli studi hanno valenza anche puramente statistica. È emerso, per esempio, che fra i soggetti controllati coloro che nel 2007 hanno visto incrementare complessivamente i propri affari sono stati i tassisti, sia pure con un modesto +5,9%, seguiti da meccanici e carrozzieri (+4,7%) e tabaccai (+3,5%). Di contro, quell’annata vide crollare i ricavi degli agenti immobiliari (-16,6%) e dei negozianti di abbigliamento e calzature (-12,3%).

Rispondi