Studi di settore, arrivano le analisi regionali

di Giuseppe Aymerich Commenta

Secondo i termini di legge, la revisione dei 68 studi di settore soggetti quest’anno alla periodica revisione sarebbe dovuta avvenire entro il 30 settembre..

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Secondo i termini di legge, la revisione dei 68 studi di settore soggetti quest’anno alla periodica revisione sarebbe dovuta avvenire entro il 30 settembre; ma troppi fattori hanno fatto saltare il banco e ora si prospetta un rinvio sine die, forse addirittura fino alla prossima primavera.

Non si tratta, infatti, di provvedere solamente al tagliando triennale cui ogni studio di settore è sottoposto, ma anche di integrare tutti i duecentootto studi sulla base delle risultanze degli specifici indicatori anti-crisi introdotti all’inizio di quest’anno; indicatori, fra l’altro, del tutto sperimentali, e che dunque devono a loro volta essere testati e migliorati.


A complicare il quadro, va poi considerato che per legge gli studi di settore devono adesso tenere maggiormente conto delle variabili provenienti dalle diverse aree geografiche. Non c’è dubbio, infatti che le statistiche reddituali applicabili ad un avvocato di Milano e uno di Crotone non possano essere le stesse.


A tale scopo sono stati istituiti appositi osservatori regionali, in cui team di esperti e rappresentanti di categoria provvedono a segnalare i fenomeni locali ritenuti più influenti sull’andamento del volume d’affari del cosiddetto “popolo delle partite IVA”.

Una serie di informazioni regionali, a dire il vero, sono già pronte, e si tratta ora di inserirle all’interno degli studi. Vediamo qualche esempio.

In Campania si registra una grave crisi del settore lattiero-caseario, come conseguenza indiretta dell’annoso problema dei rifiuti. In Veneto, invece, soffrono i dentisti, dato che molti pazienti preferiscono andare dai colleghi austriaci, molto meno cari.

A Firenze, molte imprese cittadine sono state danneggiate dai lunghi lavori per la costruzione della tranvia, mentre in Umbria è crisi nel settore della ceramica.
C’è poi il caso del Molise, il cui osservatorio pare non abbia nemmeno iniziato a lavorare.

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