Salario integrale anche per il giovanissimo

di Giuseppe Aymerich Commenta

L’età minima per l’accesso all’occupazione è uno dei temi più antichi nel diritto giuslavoristico..

L’età minima per l’accesso all’occupazione è uno dei temi più antichi nel diritto giuslavoristico: nell’Italia ultraliberale del XIX secolo, infatti, le primissime leggi di diritto del lavoro, approvate alla fine di quel centennio, riguardavano proprio la tutela dei minorenni avviati ad operare in condizioni spesso disumane.

Sono passati gli anni ma il tema rimane tuttora scottante. Secondo la normativa attuale, l’età minima è di sedici anni, e purché sia stato adempiuto l’obbligo scolastico; fino ad alcuni anni fa, invece, l’unico requisito era l’aver compiuto quindici anni.


Ed è proprio in base alla normativa previgente che la Corte di Cassazione ha dovuto giudicare recentemente un caso, poiché i fatti avevano avuto luogo fra il 1991 e il 1993. Un’azienda aveva assunto illegalmente un ragazzino di appena quattordici anni, salvo poi pagarlo in misura ridotta rispetto ai colleghi più anziani.
Il fatto che il contratto di lavoro fosse nullo, tuttavia, non pregiudicava in alcun modo il diritto del giovanissimo lavoratore ad aver il suo salario, e ad averlo tutto intero.

D’altronde, la stessa Costituzione (art. 37) prevede che, a parità di quantità e qualità del lavoro, il minorenne lavoratore abbia la stessa retribuzione prevista per i colleghi maggiorenni. Come deroga alla norma ordinaria descritta, sono ipotizzabili paghe più modeste nel caso di contratti (si pensi all’apprendistato) nei quali il giovane dipendente acquisisce una formazione professionale di cui è carente.


Tutto questo, però, non poteva essere eccepito nel caso in questione: dato che il contratto di lavoro era radicalmente nullo per mancanza dell’età minima, nessuna deroga poteva essere considerata valida ed efficace. Pertanto, il giovane dipendente (ormai pienamente adulto, dopo tanti anni) ha avuto diritto a richiedere lo stipendio integrale, come la Cassazione ha riconosciuto con la sentenza n. 18856/2010.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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