Redditi dei ristoranti ricostruiti dai tovaglioli

di Giuseppe Aymerich Commenta

La sentenza n. 18475/2010 emessa dalla Corte di Cassazione è già stata ribattezzata dalla stampa specializzata come “la sentenza del tovagliolo”..

La sentenza n. 18475/2010 emessa dalla Corte di Cassazione è già stata ribattezzata dalla stampa specializzata come “la sentenza del tovagliolo”, che ha posto fine al contenzioso che vedeva contrapposti un noto ristorante di Bassano del Grappa e la locale Agenzia delle Entrate.

In sede di accertamento, l’Agenzia aveva riscontrato, pur a fronte di scritture contabili formalmente corrette, una serie di incongruenze tali da far sospettare che il reale volume d’affari fosse ben più elevato dei modesti valori dichiarati.


Non solo, infatti, il ristorante era ben conosciuto e situato in una zona turisticamente strategica, ma anche i costi sostenuti per il personale apparivano sproporzionati rispetto al giro d’affari dichiarato; e anche in sede di contraddittorio erano emerse alcune contraddizioni.

Acclarato che le scritture contabili, dunque, erano inadeguate a ricostruire la reale situazione del contribuente, l’Agenzia ha individuato in un parametro oggettivo il modo per ricostruire il vero fatturato: i tovaglioli. Avendo infatti verificato quanti tovaglioli il ristorante aveva lavato nel corso dell’anno, e stabilendo la semplicissima equazione “un tovagliolo = un coperto”, sulla base del menu medio del ristorante è stato ricostruito il suo reale volume d’affari.


In realtà, questo procedimento induttivo adottato dall’Agenzia delle Entrate non è inedito; la vera novità consiste nel non aver riconosciuto una percentuale di scarto, al contrario di altri casi analoghi. In altre parole, molti tovaglioli presumibilmente sono stati lavati pur non essendo stati usati da alcun cliente: ma quest’aspetto non è stato considerato rilevante dagli ispettori del Fisco.

Nonostante i ricorsi del ristoratore, le commissioni tributarie provinciali e regionali prima e la Cassazione poi hanno dato ragione all’Agenzia, attribuendo un peso trascurabile ai tovaglioli non utilizzati. La conclusione della Suprema Corte, perciò, si è tradotta in una stangata poderosa ai danni dello sventurato imprenditore.

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