Professionisti e IRAP, retromarcia della Cassazione

di Giuseppe Aymerich Commenta

Occorre ritornare nuovamente su un tema affrontato diverse volte: l’assoggettamento all’IRAP da parte dei piccoli professionisti..

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Occorre ritornare nuovamente su un tema affrontato diverse volte: l’assoggettamento all’IRAP da parte dei piccoli professionisti.

Come noto, la legge pone come presupposto dell’imposta l’esistenza di un’autonoma organizzazione, che la Corte di Cassazione molte volte ha ritenuto inesistente nell’ipotesi di una dotazione strumentale minima.


L’Agenzia delle Entrate, dopo una sconfitta giudiziaria dietro l’altra, emanò una circolare in cui rinunciava a perseguire i piccoli lavoratori autonomi che presentano i requisiti per aderire potenzialmente al regime dei contribuenti minimi (indipendentemente dall’effettiva adesione).

Ma, mentre anche le successive sentenze della Cassazione sembravano allargare sempre più la platea dei contribuenti che si potevano ritenere esenti, ecco che la Suprema Corte pare aver di colpo cambiato idea e aver compiuto una clamorosa retromarcia che ha gelato molti contribuenti.


La vicenda è quella di un medico emiliano che, avendo compiuto investimenti complessivi per circa 2.500 euro, si riteneva privo di autonoma organizzazione e dunque non soggetto all’IRAP, nonostante il parere contrario dell’Agenzia delle Entrate.

Il contribuente ha così chiesto il rimborso dell’imposta versata negli anni precedenti.

Ma mentre le commissioni tributarie provinciale e regionale hanno dato ragione al medico, la Cassazione (sentenza n. 17533) ha rigettato tutti i pronostici accogliendo le ragioni dell’Amministrazione Finanziaria.
Il punto è che, nelle richieste di rimborso, è il contribuente a dover sopportare l’onere della prova, e dunque a dover dimostrare l’inesistenza dell’autonoma organizzazione.

Resta a questo punto legittimo domandarsi che cosa potrebbe dimostrarlo, se nemmeno investimenti così ridotti sono stati sufficienti a convincere i giudici della Corte di Cassazione.
Ancora una volta, quindi, tutte le parti in causa non possono che ripetere al legislatore la stessa preghiera che gli rivolgono da molti anni: una legge che, una volta per tutte, chiarisca quest’annosissima vicenda e ponga fine a mille interpretazioni diverse.

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