Le tangenti non possono essere rimborsate

di Giuseppe Aymerich Commenta

Fra le tante sentenze importanti della Corte di Cassazione, questa è una delle più curiose..

Fra le tante sentenze importanti della Corte di Cassazione, questa è una delle più curiose; la richiesta della signora che ha presentato ricorso, d’altronde, era perlomeno singolare.
Questo il caso: la donna aveva a suo tempo pagato una somma sottobanco ad un funzionario comunale per ottenere l’assegnazione di un alloggio popolare.

Le cose però non andarono come previsto e la signora non ottenne comunque la casa.


Pensando di cautelarsi, la donna aveva però stipulato una sorta di contratto con l’impiegato, siglato con tanto di firma autografa di entrambi: in caso di mancata assegnazione, quest’ultimo s’impegnava a restituire la somma percepita.

Il caso emerse poi in seguito, con gli inevitabili risvolti giudiziari. Vistasi scoperta, la signora cercò allora almeno di riavere indietro quanto versato, esibendo il famigerato contratto, e in primo grado il giudice di pace le diede ragione: fu varato un decreto ingiuntivo per imporre al funzionario la restituzione della somma di tasca propria (giacché l’importo originario, ovviamente, era stato confiscato).

La sentenza fu però ribaltata in appello dal tribunale, poiché si riteneva che tale presunto diritto alla restituzione non era tutelabile dal nostro ordinamento, impostazione condivisa infine dalla Suprema Corte nella recente sentenza n. 9441/2010.


La motivazione è la seguente: secondo la regola generale fissata dall’articolo 2033 del codice civile, chiunque versi una somma non dovuta ad un’altra persona può pretenderne la restituzione (principio di ripetibilità). Il successivo articolo 2035, tuttavia, determina che tale regola non si applica quando il versamento della somma risulti essere contrario al buon costume.

La tesi della signora è che il versamento della mazzetta, benché atto vietato, non incappasse nelle maglie dell’articolo 2035. Di diverso avviso la Cassazione, che ha qualificato la corruzione come atto contrario al buon costume e ha quindi fissato l’irripetibilità delle tangenti.

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