IVA e T.I.A.: le conseguenze della sentenza

di Giuseppe Aymerich Commenta

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Vediamo di comprendere cosa potrà succedere dopo che la Corte Costituzionale ha decretato l’illegittimità dell’applicazione dell’IVA sulla Tariffa d’Igiene Ambientale.

Precisiamo subito che la T.I.A. è stata finora adottata da 1.193 Comuni, circa il 15% del totale; per tutti gli altri, che hanno per ora mantenuto la Tarsu, la sentenza non comporta alcuna conseguenza.


L’applicazione della Tariffa è stata molto disomogenea finora: basti dire che nel Trentino – Alto Adige essa è stata adottata da tutti i 339 Comuni, mentre in Valle d’Aosta e in Basilicata la T.I.A. è ancora totalmente sconosciuta. I cittadini interessati oscillano intorno ai diciassette milioni.

Se per le famiglie si apre ora la strada dei rimborsi (ancora tutta da individuare), per le imprese il discorso diviene paradossalmente più pesante. Esse, infatti, poiché normalmente hanno sempre potuto detrarre del tutto l’IVA versata ai Comuni per la T.I.A., ora si potrebbero trovare addirittura a doverla restituire alle casse dello Stato, per i motivi opposti rispetto a quelli delle famiglie.


E ci sono conseguenze anche sull’IRAP: con le nuove regole sulla base imponibile valide dal 2008, i servizi sono deducibili e i tributi no; cosicché, chi ha dedotto per lo scorso periodo d’imposta l’importo della T.I.A. scopre oggi di aver ottenuto un illegittimo sconto sull’IRAP da versare, con tutte le relative conseguenze.

E ancora: se la T.I.A. è un tributo, divengono applicabili tutte le norme ordinarie su accertamento e riscossioni dei tributi locali.

In linea di massima, dovrebbero essere ora i gestori dei servizi ambientali comunali ad attivarsi per restituire l’IVA ai cittadini e pretenderla dalle imprese, per poi girare i risultati alle casse dell’Erario; ma staremo a vedere cosa succederà davvero.

Un urgente intervento del Governo per sbrogliare la matassa ed evitare il caos appare davvero ineludibile.

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