Condono IVA del 2002 bocciato dall’Europa

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nel 2002 il Governo emanò una legge di sanatoria tributaria che, in cambio di una modesta una tantum, consentì a moltissimi contribuenti..

Nel 2002 il Governo emanò una legge di sanatoria tributaria (il famoso “condono tombale”) che, in cambio di una modesta una tantum, consentì a moltissimi contribuenti di seppellire per sempre eventuali malefatte precedenti riguardanti una pluralità di imposte.

Tuttavia, i conti sono stati fatti senza l’oste, o, più esattamente, senza il parere degli organismi comunitari; e poiché almeno uno dei tributi interessati, l’IVA, è di derivazione europea, la Corte di Giustizia ha successivamente stabilito che l’Italia non poteva unilateralmente rinunciare a riscuotere il relativo gettito in cambio di un contributo sostitutivo sproporzionatamente basso.


La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, ha infine stabilito il 17 febbraio scorso la portata della sentenza comunitaria, la quale dispiega la sua piena efficacia senza bisogno di alcuna procedura di recepimento nazionale.

Per la maggior parte dei contribuenti, in realtà, non cambia nulla: sono passati molti anni e i termini di decadenza sono ormai trascorsi.

Il discorso, però cambia notevolmente per coloro a cui nel frattempo l’Amministrazione Finanziaria ha avviato contestazioni per qualunque motivo, e le relative cause sono tuttora pendenti: ora, infatti, le situazioni in discussione (tutt’altro che archiviate) devono essere rilette alla luce della sentenza comunitaria. In tutte queste fattispecie, infatti, le norme sul condono (e quelle collaterali sulla cosiddetta “rottamazione dei ruoli”) devono essere disapplicate, come se non fossero mai esistite.


Perciò, l’una tantum versata a suo tempo andrà semplicemente considerata come un semplice acconto sull’IVA a debito, che resta comunque un’obbligazione tributaria da saldare con tutti gli interessi maturati nel frattempo.
Non dovrebbero, comunque, essere applicabili sanzioni: lo Statuto del Contribuente, infatti, tutela la buona fede di chi allora aderì al condono.

Rispondi