Cassa integrazione illegittima senza la consultazione sindacale

di Giuseppe Aymerich Commenta

Per accedere al beneficio della messa in cassa integrazione salariale, ogni società deve seguire scrupolosamente un iter preciso fissato dalla legge..

Per accedere al beneficio della messa in cassa integrazione salariale, ogni società deve seguire scrupolosamente un iter preciso fissato dalla legge.
L’iter in questione ha lo scopo di tutelare le parti deboli del rapporto lavorativo, ossia i dipendenti, particolarmente colpiti dalla crisi in cui versa l’impresa. Nella cassa integrazione, infatti, avviene normalmente che una parte dei lavoratori sia considerata in esubero e sia quindi messa a riposo, con stipendio ridotto e, appunto, integrato dallo Stato.


Per evitare abusi, è però stabilita la fissazione di imparziali criteri di rotazione, per fare in modo che l’onere sia ripartito fra tutti gli interessati, possibilmente in parti uguali. È possibile escludere in tutto o in parte dalla rotazione determinati lavoratori quando le caratteristiche dell’attività e le competenze personali lo richiedano.
In ogni caso, il datore di lavoro è tenuto a convocare preventivamente le rappresentanze sindacali aziendali per studiare insieme la situazione e, soprattutto, la congruità dei criteri di rotazione. Non è detto che l’imprenditore debba accogliere le istanze dei sindacati: la loro funzione è puramente consultiva; tuttavia, tale consultazione rimane ugualmente un obbligo ineludibile.
Il punto è stato recentemente riaffermato dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 11254/2010). Il caso era paradigmatico: un imprenditore aveva dato l’avvio alla procedura di cassa integrazione senza consultare i sindacati.


Un lavoratore aveva fatto ricorso, poiché il riposo forzato impostogli era stato largamente superiore rispetto a quello di tanti colleghi, e non apparivano affatto chiari i criteri di rotazione adottati. Peraltro, anche se la rotazione fosse stata cristallina e rigorosa, la mancata consultazione dei rappresentanti dei lavoratori costituiva un vulnus insanabile sulla legittimità dell’intera procedura.
L’azienda, perciò, è stata condannata a ripristinare immediatamente nell’organico il lavoratore istante e a saldargli tutte le quote di stipendio non erogate nei mesi precedenti.

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