Sentenza sulle ipoteche, molte ripercussioni

di Giuseppe Aymerich Commenta

La Corte di Cassazione, con la recentissima sentenza 4077/2010, ha spalancato la porta a potenziali migliaia di ricorsi da parte dei contribuenti sottoposti..

La Corte di Cassazione, con la recentissima sentenza 4077/2010, ha spalancato la porta a potenziali migliaia di ricorsi da parte dei contribuenti sottoposti a misure precauzionali da parte di Equitalia.
Il DPR 602/1973 stabilisce infatti all’articolo 76 che il concessionario della riscossione ha diritto di procedere all’esproprio dei beni del debitore insolvente quando il debito supera gli ottomila euro.


L’articolo 77, inoltre, determina che prima di procedere all’espropriazione di un bene, il concessionario deve iscrivere ipoteca e, solo dopo che sono trascorsi infruttuosamente altri sei mesi, si può procedere all’espropriazione. I beni ipotecabili sono i terreni, i fabbricati, le rendite, le imbarcazioni, i velivoli e i mezzi di trasporto stradali, nonché i relativi diritti diversi dalla proprietà.

Nella prassi, si è sempre verificato che i due articoli citati sono sempre stati visti come indipendenti l’uno dall’altro: pertanto l’iscrizione di ipoteca è stata ritenuta una cosa, l’espropriazione un’altra.
La Cassazione ha sovvertito inaspettatamente questo consolidato assioma: secondo la Suprema Corte, l’iscrizione dell’ipoteca è semplicemente un atto preliminare rispetto all’espropriazione. Perciò, anche se la legge non lo dice esplicitamente, il limite di cui all’articolo 76 non si applica solo all’espropriazione bensì anche all’iscrizione ipotecaria. In definitiva, dunque, non è ammissibile iscrivere ipoteca se il debito non supera la quota complessiva di ottomila euro.


Questa sentenza potrebbe davvero spalancare la porta ad una valanga di ricorsi: secondo le stime del quotidiano “Italia Oggi”, infatti, su circa centosessantamila procedimenti di iscrizione ipotecaria attualmente in corso, una quota fra il 30 e il 50% riguarderebbe debiti inferiori alla soglia indicata. Il discorso, dunque, riguarderebbe fra le cinquantamila e le ottantamila procedure, divenute di colpo a forte rischio di invalidità.

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