Sanzioni per F24 a saldo zero

di Giuseppe Aymerich Commenta

Esiste almeno un campo in cui il nostro sistema fiscale è invidiato dalle amministrazioni finanziarie di tutto il mondo..

Esiste almeno un campo in cui il nostro sistema fiscale è invidiato dalle amministrazioni finanziarie di tutto il mondo: le compensazioni fra debiti e crediti riferiti ad imposte diverse, inclusi i contributi previdenziali.

La compensazione avviene tramite modello F24 e, associando ad ogni importo indicato il codice che contraddistingue il versamento e il periodo di riferimento, si gestisce il problema con estrema rapidità e semplicità. Non a caso, il modello italiano, istituito una dozzina di anni fa, è studiato da parecchi Paesi che intendono introdurlo anche nei rispettivi ordinamenti.


Perché l’Agenzia delle Entrate e gli altri enti interessati possano conoscere la gestione di crediti e debiti eseguiti dal contribuente, però, la presentazione del modello è chiaramente un passaggio ineludibile, anche se il saldo finale fosse pari a zero (per esempio, si paga l’acconto ICI per 80 euro e il contributo INPS per 70 euro compensando con 150 euro di credito IRPEF).

È anzi stabilita una sanzione specifica: 154 euro in caso di omessa o tardiva presentazione del modello a saldo zero, ridotta a 51 euro se il ritardo non è superiore a cinque giorni, come prevede l’articolo 19 del decreto legislativo n. 241/1997.

In risposta al quesito di un lettore, tuttavia, l’esperto del “Sole 24 Ore” ha gettato nuova luce sulla questione. Ezio Maria Pisapia, infatti, fa notare come a tutt’oggi non esista alcuna norma che stabilisca la modalità di irrogazione di tale sanzione e, soprattutto, non è chiaro chi dovrebbe comminarla.


Nell’esempio fatto in precedenza sono coinvolti ben tre enti diversi (INPS, Agenzia delle Entrate e un Comune): chi di loro sarebbe chiamato a punire il contribuente in caso di condotta omissiva? Non è dato saperlo.
E infatti, conclude l’esperto, “la sanzione, a quanto risulta, non è stata mai applicata”.

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