Sanzioni lavoro nero

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nell’articolo precedente abbiamo affrontato le ipotesi in cui, per rischi alla sicurezza o lavoro nero, può essere disposta la chiusura di un cantiere..

cantiere edile

Nell’articolo precedente abbiamo affrontato le ipotesi in cui, per rischi alla sicurezza sul lavoro o lavoro nero, può essere disposta la chiusura di un cantiere, chiarendo che per ottenere la revoca del provvedimento occorre, fra le altre cose, pagare una multa di 1.500 o 2.500 euro.

Il dazio da pagare per ottenere la riapertura del cantiere, tuttavia, è solo aggiuntiva e di entità molto minore rispetto alle sanzioni che comunque si applicano in tutti i casi di impiego di lavoratori irregolari, nei cantieri o altrove.


È stabilito che per ciascun lavoratore sommerso è comminata una multa da 1.500 a 12.000 euro, cui si aggiungono altri 150 euro per ogni giorno-uomo di lavoro effettivo e un’ulteriore sanzione per evasione contributiva, non inferiore a 3.000 euro.

Al momento, però, è in corso in Parlamento l’esame di una modifica alla legge, che introduce sanzioni minori nel caso si scopra che lavoratori in nero erano stati utilizzati in passato, ma sono successivamente stati regolarizzati dal punto di vista contributivo. Se sarà confermato il testo in discussione in queste settimane, sarà applicabile in quest’ipotesi una multa da 1.000 a 8.000 euro per persona più 30 euro aggiuntivi per ogni giorno-uomo di lavoro effettivo.


Le sanzioni sono irrogate dalla Direzione Provinciale del Lavoro, su segnalazione degli ispettori del lavoro, dell’INPS, dell’Agenzia delle Entrate o di qualunque altro ente preposto al controllo contributivo, del lavoro o fiscale che abbia individuato situazioni di irregolarità.

La sanzione deve essere pagata entro trenta giorni dalla data della sua irrogazione; entro lo stesso lasso di tempo, è consentito presentare ricorso contro il provvedimento presso il tribunale ordinario.

Rispondi