Problemi ultras calcio

di Francesco Di Cataldo Commenta

Qualcosa sta cambiando anche in Italia: per la prima volta, un presidente di una società di calcio, il presidente dell’Atalanta..

Questo il pensiero di Franco Ferrarotti, sociologo e membro della New York Academy of Science, emerso in un’intervista apparsa sul Corriere della Sera dopo i fatti di sangue successi nel mondo di calcio.

In particolare il sociologo tende ad evidenziare la modalità con cui le tifoserie si siano passate le informazioni dopo l’incidente avvenuto all’Autogrill dove ha perso la vita il giovane tifoso laziale. Mezzi che si basano sull’uso accorto e disinvolto di Internet, dei blog, delle reti.




Perché in effetti, da domenica mattina si è messo in moto un tam tam spontaneo che ha coinvolto, le radio e le tv locali, i forum, dove la maggioranza dei gruppi ultrà, anche avversari tra loro, si passano parola e scendono in strada contro un nuovo nemico comune, la polizia e lo Stato.

E le Istituzioni come hanno reagito? Di fatto non hanno reagito e quando l’hanno fatto è parsa essere una reazione intimidita, impreparata, quasi impappinata.

Le notizie ufficiali tardavano ad arrivare, partite sospese, mezze sospese, ritardate, altre giocate, non una linea comune, chiara. A Bergamo ad esempio, la polizia lascia lo stadio in balia di un gruppetto di ultras che rompono le recinzioni, e solo l’intervento dei giocatori riesce a placare gli animi.

A Milano, sospesa la partita Lazio-Inter, gli ultras di entrambe le squadre si alleano e marciano per le vie della città.

A Roma nella notte disordini un po’ ovunque. Di fronte ad uno Ministero degli Interni che non sa che pesci pigliare, si contrappongono tifoserie informate, non sprovvedute, pronte ad esplorare nuovi inediti gemellaggi, che vanno oltre a quelli tradizionali di Lazio- Inter o Torino-Fiorentina, tutte con l’obiettivo di colpire il nemico comune: la polizia e lo Stato.

Eventi non nuovi nel mondo del calcio, in Inghilterra tali gemellaggi erano già accaduti anche al tempo degli hooligans britannici, ma non in modo così globale e generalizzato su tutto il territorio. Perde credibilità anche la connotazione politica che si vuole dare alle diverse curve: di fatto poi, ben pochi di questi ragazzi partecipano attivamente alla politica, è solo un’appartenenza spontanea non ideologica.

La cosa certa è che il calcio non è più solamente uno sport, ma è espressione di qualcosa di molto più complesso. Alcuni sostengono che l’odio contro la polizia abbia radici profonde: in una società dove sempre più ragazzi crescono senza regole da rispettare, quando vengono in contatto con chi queste regole le deve far rispettare, hanno reazioni violente e disparate. Altri sociologi sono invece convinti che le Istituzioni in Italia da anni hanno perso credibilità e valenza, al punto che sono visti da tutta la cittadinanza( e non solo dalle frange estreme) come qualcosa che ti limita, ti tartassa e ti vincola.

Al di là del più complesso problema sociologico, come affrontare il problema della sicurezza nel complesso mondo del calcio? In Inghilterra l’hanno risolto con provvedimenti mirati e coercitivi che garantiscono la certezza della pena per chi commette una qualsiasi forma di reato. Un sodalizio fra Istituzioni e società sportive, che hanno dato in breve soluzioni efficaci fino ad estirpare in toto la piaga degli hooligans. Un esempio su tutti: ricordate il giovane che entrò in campo e diede un buffetto a Dida nella partita Celtic-Milan?

L’uomo, 27 anni, si è presentato spontaneamente (anche perché sapeva che l’avrebbero identificato e in quel caso la pensa sarebbe stata ben più aspra) presso la stazione di polizia di Strathclyde. Dopo essere stato interrogato in merito all’incidente, è stato arrestato con l’accusa di disturbo della quiete pubblica. Una volta conosciuta l’identitá del tifoso-invasore, il Celtic ha deciso di bandirlo a vita da ogni partita, in casa e in trasferta. In sostanza la società di calcio del Celtic, ha vietato al proprio tifoso, per tutta la vita, di poter assistere ad una partita di calcio del Celtici sia in casa sia in trasferta.

Qualcosa sta cambiando anche in Italia: per la prima volta, un presidente di una società di calcio, il presidente dell’Atalanta Ruggeri, ha diramato un comunicato ufficiale in cui denuncia pubblicamente i facinorosi che hanno generato disordini e li invita a non presentarsi più allo stadio ad assistere alle partite dell’Atalanta in quanto delinquenti e non tifosi. Tale atto non deve però restare un caso isolato, ma soprattutto ci si attende che le Istituzioni facciano la loro parte coordinandosi con chi, come Ruggeri, si espone in prima persona per risolvere il problema della violenza nel complesso mondo del calcio.

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