Olimpiadi in Cina

di Francesco Di Cataldo Commenta

Il mondo non vuole dei giochi olimpici che si svolgono sotto gli occhi dei servizi segreti che minacciano e reprimono..

Da alcuni anni sentiamo parlare della Cina come del colosso che potrebbe ( se ancora non l’ha fatto) imporsi sui mercati finanziari di tutto il mondo. Vi è poi un aspetto, non meno trascurabile, che lo dipinge come un paese dove i diritti umani sono ancora degli sconosciuti.

Nel 2008 ne sentiremo parlare sempre di più perché l’8/8/2008 alle ore 08:08( per chi non l’avesse capito 8 è il numero della fortuna in Cina…), a Pechino avranno inizio le Olimpiadi.




La Cina, da quando è stata nominata paese ospitante delle prossime Olimpiadi, sta quindi mettendo in atto una serie di interventi volti a modernizzare il paese.

Il rischio però è che i miglioramenti siano apportati solo all’aspetto architettonico di Pechino e non alle condizioni di vita del popolo cinese e alla politica.

Pur di rendere stupefacenti agli occhi del mondo quei prossimi 17 giorni di gare olimpiche, è stato preparato un nuovo stadio, il Bird Nest (Nido d’ Uccello), alla periferia settentrionale di Pechino che ospiterà cerimonie d’apertura e chiusura, oltre alle gare di atletica: è costato 305 milioni di euro.

Uno stadio immenso: sostenuto da una struttura d’acciaio a forma di nido, per uno sviluppo di 36 chilometri e con 91mila posti disponibili. Rigore regnante per rendere tutto perfetto e evitare qualsiasi “turbamento”: integrati i servizi di sicurezza dalla Fbi; aperta la caccia alla contraffazione dei prodotti (dall’inizio del 2007 ad oggi ne sono stati sequestrati oltre 30.000); garantito il bel tempo attraverso spari di razzi antipioggia per sparpagliare le nuvole(!!!).

Eppure questa eccessiva grandiosità e sfarzosità non può far dimenticare e offuscare quello che è evidente agli occhi del mondo: la vita di un popolo sottomessa al potere di un regime che nega i diritti fondamentali. Persecuzioni contro attivisti per i diritti umani: minacce, carcere e arresti domiciliari “illegali” sono frequenti per chi difende i diritti umani o critica il governo.

E nonostante l’annunciata riforma del sistema penale, la polizia cinese continua a imprigionare senza processo e per un periodo fino a tre anni, tutti quei soggetti che ritiene “socialmente pericolosi”.

Tante sono state le denunce e le battaglie portate avanti, soprattutto da organizzazioni umanitarie internazionali, contro tali e altre aberranti negazioni dei diritti umani ma alla fine sembra che agli occhi dell’Occidente la Cina susciti solo interesse e ossequiosi interventi in quanto potenza economica indiscussa. E nulla più.

Se nel 2008 Pechino vuole garantire agli sportivi di tutto il mondo gare olimpiche giuste in una atmosfera distesa come quella di Atene, deve in primo luogo rispettare i diritti civili fondamentali dei propri cittadini.

Questa è la richiesta che l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), Amnesty International e altre associazioni umanitarie hanno inoltrato alle autorità di Pechino in occasione della chiusura dei Giochi Olimpici di Atene.

Il mondo non vuole dei giochi olimpici che si svolgono sotto gli occhi dei servizi segreti che minacciano e reprimono la propria popolazione.

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