Paradisi fiscali: l’OCSE si ricompatta nella battaglia

di Giuseppe Aymerich Commenta

Le severe sanzioni e il rafforzamento delle indagini contro la detenzione di capitali illecitamente esportati nei cosiddetti..

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Le severe sanzioni e il rafforzamento delle indagini contro la detenzione di capitali illecitamente esportati nei cosiddetti paradisi fiscali, contenuti nella manovra estiva, rientrano nel quadro di lotta senza quartiere promossa recentemente dall’OCSE.

In occasione del recente summit finanziario a Berlino, i rappresentanti di diciannove dei Paesi aderenti all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico si sono ricompattati dopo parecchie incomprensioni sull’argomento: incomprensioni più che evidenti, dato che persino alcuni fra loro sono stati indicati nella “lista nera” dell’OCSE, o anche nella più ambigua “lista grigia”.


Fra loro l’Austria, il Lussemburgo e soprattutto la Svizzera, il cui famigerato e inespugnabile segreto bancario è stato soggetto negli ultimi mesi ad un lento, progressivo smantellamento.


In effetti, le autorità elvetiche, come quelle degli altri Paesi citati, hanno accolto molto male l’onta dell’indice puntato dell’Organizzazione, e soprattutto hanno temuto le gravi ripercussioni che ciò potrebbe comportare nei rapporti finanziari internazionali.

L’aggravarsi della crisi economica globale ha accelerato dunque il riavvicinamento progressivo dei Paesi occidentali nella comune lotta contro i territori caratterizzati da regime fiscale privilegiato, fra cui si annidano sia isolette sperdute nel Mar dei Caraibi, sia ben più prossimi territori europei con autonomia amministrativa speciale, come le britanniche Isole del Canale.

Le misure concordate a Berlino, per essere efficaci, dovranno ora essere trasformate in disegni di legge da sottoporre all’esame del Parlamento. Fra gli obiettivi posti sul tappeto, l’ipotesi di sottoporre a ritenute inaudite i capitali che s’intende esportare verso i paradisi fiscali, per rendere molto meno convenienti queste esportazioni, nonché una riduzione radicale della possibilità di dedurre dal reddito costi e oneri sostenuti presso fornitori residenti nei medesimi Paesi.

E all’orizzonte, anche sanzioni economiche multilaterali contro i paradisi fiscali più insidiosi.

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