I porti cinesi dominano i traffici marittimi mondiali

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il porto commerciale di Singapore è, da molti anni, al primo posto nel mondo per il volume di container movimentati ogni anno..

Il porto commerciale di Singapore è, da molti anni, al primo posto nel mondo per il volume di container movimentati ogni anno. Ma, dietro la ricchissima città-Stato, le classifiche internazionali vedono uno sviluppo vertiginoso degli scali cinesi: Shanghai è seconda, Hong Kong è terza, altri quattro porti dai nomi meno conosciuti per le orecchie occidentali si collocano nella top ten internazionale.


Insomma, è la costa del Pacifico occidentale quella dove, di gran lunga, merci e prodotti industriali e agroalimentari vanno e vengono con maggiore frequenza, il che peraltro non deve sorprendere se si pensa che quei porti sono lo sbocco commerciale per quasi un terzo dell’umanità.

Ma il fattore demografico, per quanto fondamentale, non è certo l’unico: la delocalizzazione delle aziende occidentali e la crescita imperiosa delle economie di tutti i Paesi orientali (non solo l’onnipresente Cina, ma anche la Corea del Sud, Taiwan, il Vietnam, la Thailandia, senza scordare ovviamente il Giappone) hanno giocato negli ultimi dieci anni un ruolo basilare.


Gli scali marittimi dell’ex Celeste Impero sono un punto di passaggio quasi obbligato per le merci in entrata e per quelle in uscita nell’Estremo Oriente. Le stime sulla crescita del settore parlano del 18% nei prossimi anni, e la logistica rappresenta uno dei dieci settori economici più importanti dell’intera economia cinese.
E che il gigante cinese sia tutt’altro che sazio lo dimostrano numerosi segnali inequivocabili. La costruzione di infrastrutture sempre più grandi e moderne coinvolge tutti i porti sul Mar Giallo, fra ponti, strade e ferrovie, e immense aree metropolitane da decine di milioni di abitanti sono oggi la norma.

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