Prato chiede una moratoria fiscale

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il distretto industriale del tessile della provincia pratese, un tempo fra i più floridi dell’industria nazionale, versa oggi in una situazione di difficoltà estrema..

settore tessile

Il distretto industriale del tessile della provincia pratese, un tempo fra i più floridi dell’industria nazionale, versa oggi in una situazione di difficoltà estrema.
Così lamenta il presidente dell’Unione industriale pratese, Riccardo Marini, che in un incontro coi ministri Scajola, Tremonti e Sacconi ha segnalato le gravissime prospettive per il 2009 in riferimento al crollo del fatturato e alle conseguenti ricadute occupazionali.

Dopo un 2008 già molto negativo, gli inizi del nuovo anno sembrano ancora peggiori. I portafogli-ordini delle imprese sono quasi vuoti, ed entro il mese prossimo rischiano di esaurirsi i fondi per il sostegno all’occupazione nelle imprese artigianali.


I dati allarmanti forniti da Marini indicano anche, fra le altre cose, la perdita di circa un miliardo di euro di fatturato annuo dal 2000 ad oggi e una caduta delle esportazioni del 10,3% nel solo 2008.
Ma le notizie peggiori provengono dal fronte occupazionale: si viaggia alla media di circa mille licenziamenti all’anno, e per l’anno in corso si potrebbe andare anche oltre.

Non si pensi che sia solo l’effetto della recente crisi internazionale: un peso rilevante deriva anche dall’altissima concentrazione di imprese cinesi con produzioni a basso costo. Basti dire che la comunità cinese di Prato è la terza per numero in Europa, dopo Londra e Parigi.
Si rischia dunque il crack per le industrie del tessile e per il vastissimo indotto di piccole imprese che vi gravita intorno.


Le richieste degli industriali pratesi sono legate ad aiuti prettamente fiscali. Si chiedono, in particolare, una sospensione del pagamento dell’IRAP per il 2009 e una moratoria per gli studi di settore di almeno un biennio.
Non sarebbero sgraditi, comunque, anche incentivi all’acquisto a favore dei clienti, analoghi a quelli varati recentemente per l’automobile, gli elettrodomestici e gli arredi.

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