La recessione travolge negozi e botteghe

di Giuseppe Aymerich Commenta

Già da molti anni i cosiddetti “esercizi di vicinato”, e cioè i piccoli negozi di quartiere, soffrivano una notevole crisi derivante..

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Se per il settore del benessere non c’è crisi, per altri settori il calo dei consumi risulta essere stressante e già da molti anni i cosiddetti “esercizi di vicinato”, e cioè i piccoli negozi di quartiere, soffrivano una notevole crisi derivante principalmente dalla grande distribuzione: supermercati, ipermercati e hard discount hanno progressivamente messo all’angolo i piccoli esercenti, impossibilitati a garantire la stessa varietà di merce né prezzi altrettanto convenienti, che invece i grossi distributori possono permettersi sfruttando le economie di scala.


Il settore più colpito è certo quello alimentare (i piccoli fruttivendoli, macellai e salumieri sono quasi scomparsi), ma in realtà il discorso va esteso anche ad altri ambiti, come le cartolerie, le drogherie e i negozi di articoli casalinghi.

Negli ultimi anni, poi, le comparse dei grandi store di elettronica e dei punti vendita Ikea hanno assestato un colpo durissimo anche ai negozi di elettrodomestici e di arredamento.


In questo quadro sconfortante, infine, è piombata come un macigno la recessione. I soldi che girano nelle tasche degli italiani sono sempre di meno, e il ridotto potere d’acquisto ha causato la fine di tantissimi esercizi già in difficoltà.

I dati rilevati dalla principale associazione imprenditoriale di categoria, Confesercenti, sono drammatici. Nel 2008 si è assistito ad un saldo negativo fra chiusure e aperture pari a circa trentamila negozi. Luigi Taranto, direttore generale dell’associazione, spiega al quotidiano “La Repubblica” che è la prima volta che assiste ad un fenomeno del genere: in genere, infatti, le nuove aperture compensano più o meno le cessazioni di attività.

Ma non sono solo grande distribuzione e crisi globale a mettere i bastoni fra le ruote ai piccoli negozianti: Taranto punta l’indice anche contro le mancate liberalizzazioni, promesse e mai mantenute dai governi di ogni colore politico. Meno burocrazia, meno tasse, eliminazione dei vincoli per saldi e promozioni sono le principali richieste espresse da Confesercenti.

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