Consumi abbattuti dalla recessione

di Giuseppe Aymerich Commenta

Secondo il responsabile del settore ricerche di Federdistribuzioni, la crisi del potere d’acquisto delle famiglie italiane era già evidente dal 2007..

Secondo il responsabile del settore ricerche di Federdistribuzioni, la crisi del potere d’acquisto delle famiglie italiane era già evidente dal 2007, e il successivo scoppio della crisi globale ha solo accelerato un processo di erosione del potere d’acquisto che in realtà era già in atto.


Gli italiani, dunque, tirano la cinghia, anche se ovviamente il fenomeno non si riverbera in maniera uguale su tutti i comparti. Gli alimentari complessivamente tengono (e trattandosi di un settore primario non c’erano troppi dubbi) pur senza risultati entusiasmanti, mentre le altre tipologie di consumi, salvo rari casi di nicchia, registrano nell’ultimo anno un calo complessivo delle vendite e del fatturato.

L’erosione del potere d’acquisto si registra soprattutto presso le famiglie che contano su redditi poco garantiti: redditi d’impresa, di lavoro autonomo e di capitale. Il capofamiglia imprenditore, in effetti, oggi è spesso più in difficoltà dei propri dipendenti.

Altrettanto interessanti e significativi sono i fenomeni che si verificano nel comparto degli investimenti. Gli italiani non si fidano più di avventure rischiose e prediligono di gran lunga dirigersi verso lidi più sicuri, come le obbligazioni e i titoli di Stato, ma soprattutto puntano verso l’economia reale: chi ha somme da spendere, infatti, di solito preferisce investire nel bene-rifugio per eccellenza, il mattone.


Ma c’è anche chi preferisce non spendere affatto e accrescere la quota di reddito destinata ad essere risparmiata. Cresce la liquidità delle famiglie, che preferiscono mantenere a disposizione quantità anche ingenti di denaro, a causa delle incertezze sulla durata della recessione e sulle possibilità di ripresa.

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