San Marino cerca l’intesa con l’Italia

di Giuseppe Aymerich Commenta

La Repubblica del Titano vive in questi mesi un periodo finanziario difficilissimo..

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La Repubblica del Titano vive in questi mesi un periodo finanziario difficilissimo. Lo scudo fiscale adottato dal Governo italiano e le analoghe misure varate dagli esecutivi di mezzo mondo si stanno rivelando un colpo durissimo alle economie dei piccoli Stati che hanno fondato le proprie fortune sulla competitività fiscale e finanziaria.

Se formalmente i rapporti fra il nostro Paese e la piccola enclave collocata fra Marche e Romagna sono ampiamente cordiali, la verità è che San Marino sta oggi cercando un sistema per uscire dalla palude in cui è finito e ritrovare un proprio spazio competitivo di genere diverso da quello che tanta fortuna ha avuto nei decenni passati.


Per evitare che in futuro gli siano assestate altre bastonate, i vertici del governo sammarinese incontreranno nei prossimi giorni i nostri rappresentanti, incluso il premier Berlusconi, per ridefinire i rispettivi rapporti.

San Marino ha scelto di intraprendere decisamente la strada della collaborazione.


Così, basandosi sulle indicazioni della nostra Agenzia delle Entrate, sono stati cancellati dalla locale anagrafe circa trecentocinquanta cittadini italiani che nella piccola Repubblica avevano trasferito fittiziamente la propria residenza per motivi di convenienza fiscale, ed è probabile che nei prossimi mesi la stessa sorte toccherà ad altre centinaia di imbroglioni.

Presto, inoltre, il Consiglio generale dovrebbe approvare una nuova legge che depotenzierà nettamente il segreto bancario, finora inattaccabile. Altrettanto rilevanti le parole del segretario alle Finanze, Gabriele Gatti, che ha dichiarato di voler stabilire un confine netto fra la tutela della propria sovranità e la “difesa dell’illegalità”.

Intanto le banche sammarinesi soffrono la situazione. Milioni e milioni di euro ivi depositati stanno tornando in Italia, cosicché la Banca centrale si appresta a stampare quantità enormi di nuova cartamoneta per venire incontro ai deficit di liquidità degli istituti di credito locali.

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