Investire in Serbia

di Giuseppe Aymerich Commenta

L’annuncio della Fiat di essere intenzionata a spostare parte della sua produzione in un complesso industriale nuovo di zecca da costruire in Serbia..

L’annuncio della Fiat di essere intenzionata a spostare parte della sua produzione in un complesso industriale nuovo di zecca da costruire in Serbia ha colto di sorpresa non solo i sindacati ma anche l’opinione pubblica, che non aveva ancora sentito parlare di Belgrado e dintorni come di una terra interessante per gli imprenditori italiani.


È probabile, però, che le decisioni della principale azienda privata italiana finiranno per aprire una diga che farà riversare in Serbia moltissimi altri nostri capitani d’industria. D’altronde, è passato sotto silenzio anche un altro elemento molto importante, e cioè che recentemente la Banca Mondiale ha classificato proprio la Serbia come il primo mercato al mondo per attrattività degli investimenti dall’estero.

Ad oggi sono circa duecento gli italiani che hanno investito laggiù, per un giro d’affari intorno ai due miliardi di euro; ma è facile immaginare che fra qualche anno i livelli saranno molto superiori.

Sono numerosi i fattori che spingono sulla via di Belgrado. Innanzitutto, i pesantissimi incentivi fiscali: dieci anni senza pagare imposte se si investe per almeno 7,5 milioni di euro e si impiegano almeno cento dipendenti.

Poi ci sono i contributi a fondo perduto: terreni demaniali donati gratis alle aziende estere che volessero stabilirsi, e assegni da 2.000 a 10.000 euro per ogni dipendente assunto, purché l’investimento superi determinate soglie (esistono in proposito regolamenti dettagliati).


Ancora, c’è un fattore classico di tutto l’Est europeo, e cioè il modesto costo del lavoro (mediamente 350 euro al mese per dipendente).

Ma c’è un ultimo aspetto di importanza basilare: la Serbia ha un accordo di libero scambio con la Russia, così le merci ivi prodotte possono viaggiare per il colossale mercato ex-sovietico senza pagare alcun dazio. C’è tutto l’interesse, quindi, a produrre manufatti sul suolo serbo.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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