Investire in Nordafrica e Vicino Oriente

di Giuseppe Aymerich Commenta

Mentre il nostro Paese prosegue gli accordi con i partner europei per proseguire lungo la complessa strada di un’area di libero scambio nel bacino del Mediterraneo..

Mentre il nostro Paese prosegue gli accordi con i partner europei per proseguire lungo la complessa strada di un’area di libero scambio nel bacino del Mediterraneo, le terre che si affacciano dall’altra parte del “Mare Nostrum” continuano a proporre interessanti opportunità di business per le aziende, soprattutto industriali, che sapranno approfittarne.


Le direttrici di sviluppo sono diverse: le nazioni considerate si stanno impegnando a sviluppare le loro infrastrutture più carenti (strade e ferrovie, dighe, elettrodotti, ospedali ecc.), ma anche a ridurre le loro barriere protezionistiche, proprio per attrarre know-how e capitali europei.

D’altronde, secondo le statistiche del Fondo Monetario Internazionale, i Paesi considerati dovrebbero veder accrescere nei prossimi anni, finita la crisi, la loro ricchezza interna al ritmo del 3-5% annuo, tassi superiori alla media internazionale.

La macroarea più interessante è l’Africa settentrionale. La mente va immediatamente alla Libia, con cui l’alleanza politico-economica si è andata sempre più rafforzandosi negli anni e che sta per investire miliardi nelle infrastrutture dei trasporti ma anche in quelle mediche.

Altrettanta attenzione, però, meritano anche l’Algeria, che sta per avviare un poderoso piano energetico basato sullo sfruttamento dell’energia solare che si abbatte quotidianamente nelle immensità del deserto, e il Marocco che intende rilanciare il suo sistema turistico con porti e aeroporti, reti stradali e villaggi-vacanze.


Ovunque, inoltre, si attende lo sviluppo dei dissalatori, indispensabili in quelle nazioni così aride per sostenere le esigenze della popolazione e dell’industria.
Anche la sponda orientale del Mediterraneo (il cosiddetto “Vicino Oriente”), comunque, sta guadagnando lentamente attenzione. Siria, Giordania e Israele intendono a loro volta potenziare le loro reti di trasporto e valorizzare a fini commerciali e logistici la loro posizione intermedia fra l’Europa e il Golfo Persico.

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